Libro interessante che tratta in ogni capitolo della storia di alcuni personaggi che hanno molto guadagnato (in termini economici e/o di popolarità) "calcando la mano" sua Shoah. Leggendolo si capisce come, anche per una pagina così tragica della storia del mondo, c'è stato qualcuno che ne ha voluto approfittare
Nel corso degli ultimi 50 anni la Shoah si è trasformata in un soggetto completamente tabù e sacralizzato, un avvenimento che occupa sempre maggior spazio nella misura in cui si allontana nel tempo. Sottratta di mano agli storici onesti - che rischiavano di "banalizzarla" (crimine supremo) - la Shoah, anno dopo anno, ha abbandonato il campo del razionale per entrare a pieno titolo in quello del "Mistero" - per non dire della "Religione". In tali circostanze, ed in particolar modo a partire dagli anni '60, non sorprende affatto che un buon numero di approfittatori abbiano sfruttato a loro vantaggio un filone che a buon titolo considerarono "promettente", arrivando a calarsi in vite che non appartenevano loro, inventando deportazioni immaginarie e raccontando bugie, fantasie ed esagerazioni al mondo intero. Al posto dell'indifferenza e dello scherno, questi personaggi ottennero quello in cui più speravano: la riconoscenza mediatica e sociale, che andava di pari passo con il denaro. Il lavoro di Anne Kling si attesta nel novero dei libri di denuncia e vi relazionerà sui casi più eclatanti di psico-mitologia olocaustica degli ultimi 50 anni.
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Anno edizione:2014
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In commercio dal:20 marzo 2014
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