Il cervello ritmico. Effetti della previsione temporale su attenzione, percezione e linguaggio
Il ritmo ha qualcosa di magico; ci fa persino credere che il sublime ci appartenga. (Johann Wolfgang Goethe) Seguire un ritmo e muoversi insieme ad esso è, per l’essere umano, un comportamento naturale e apparentemente semplice. In realtà il riconoscimento della struttura temporale di un brano musicale, costituita da ritmo, pulsazione, tempo, metro, coinvolge dinamiche e sistemi neuronali altamente sofisticati, individuati dalle neuroscienze grazie alle metodiche di indagine attualmente disponibili. Durante l’ascolto della musica una parte dell’attività elettrica cerebrale si sincronizza con la componente ritmica, attivando processi di previsione e orientamento dell’attenzione: si capisce e si sente il ritmo perché si è capaci di prevedere ciò che deve ancora avvenire e di creare aspettative in base alle quali organizzare l’attività cognitiva e guidare l’azione. Ma questo processo non è circoscritto alla fruizione musicale, esso si innesca ogni volta che nell’ambiente vi sono riferimenti periodici che indirizzano la performance cognitiva.
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Anno edizione:2017
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