In questo secondo libro, finita la guerra, Mc Court torna in America alla ricerca del suo posto nel mondo. Devo dire che mi è piaciuto meno de "le ceneri di Angela" ma aiuta a comprendere la società americana del secondo dopoguerra.
Che paese, l'America
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Anno edizione: 2000
Anno edizione: 2014
Anno edizione: 2003
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Descrizione
Il romanzo narra le vicende del giovane McCourt giunto in America con l'intenzione di riscattare l'infelice infanzia irlandese, raccontata nelle "Ceneri di Angela". La scena è quella di New York nel secondo dopoguerra. Una New York proletaria, dove fra case di mattoni rossi, pub di emigrati irlandesi e banchine ingombre di merci, con la quinta di Manhattan lontana ed irraggiungibile, Frankie si trova a percorrere, passo dopo passo, un faticossisimo apprendistato. Inserviente in un grande e lussuoso albergo, militare durante la guerra di Corea, scaricatore di porto, e infine insegnante, in aule e fra scolaresche che ricordano piuttosto da vicino le rumorose classi di Limerick.
Dettagli
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Autore:
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Collana:
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Edizione:7
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Anno edizione:2000
Indice
Le prime frasi del romanzo:
PROLOGO
Adesso ti è uscito il sogno. Così diceva mia madre a noi bambini quando abitavamo in Irlanda e un nostro sogno si realizzava. Il sogno che facevo io in continuazione era quello in cui arrivavo con la nave nel porto di New York e guardavo ammirato i grattacieli. Quando lo raccontavo, i miei fratelli mi invidiavano la notte passata in America, finché un giorno non cominciarono a raccontare anche loro di aver fatto quel sogno, sapendo che era un sistema sicuro per mettersi in mostra anche se poi litigavamo e io dicevo che il più grande ero io, che il sogno era mio e guai a loro se ci entravano. Loro ribattevano che non avevo il diritto di tenerlo tutto per me, che di notte chiunque poteva sognare l'America e io non potevo farci niente. Potevo farli smettere, rispondevo io. Potevo tenerli svegli tutta la notte così non avrebbero sognato un bel niente. All'idea di me che andavo dall'uno all'altro tentando di interrompere i sogni sui grattacieli di New York, Michael, che aveva appena sei anni, se la rideva. Malachy diceva che i suoi non potevo toccarli perché lui era nato a Brooklyn e se voleva poteva sognare l'America tutta la notte e anche di giorno. Allora feci appello a mia madre. Le dissi che non era giusto che la famiglia mi invadesse i sogni ma lei sbottò: Per amor di Dio, pigliati il tè e va' a scuola, così la pianti di darci il tormento coi sogni. Mio fratello Alphie, che aveva solo due anni e stava imparando a parlare, si mise a battere il cucchiaio sul tavolo cantilenando: Tommento coi soni, tommento coi soni, e tutti quanti scoppiammo a ridere. E io mi resi conto che avrei sempre potuto dividere i miei sogni con lui e quindi perché non con Michael, e perché non con Malachy?1
Quando La Quercia d'Irlanda salpò da Cork nell'ottobre del '49, pensavamo di arrivare a New York nel giro di una settimana. Ma dopo due giorni di viaggio ci informarono che saremmo andati a Montreal, in Canada. Io avevo solo quaranta dollari, dissi al primo ufficiale, per caso la Irish Shipping mi avrebbe pagato il biglietto del treno da Montreal a New York? No, rispose lui, la società non era responsabile. Le navi da carico, aggiunse, sono le puttane del mare, farebbero di tutto per tutti. Un cargo è come il vecchio cane di Murphy, che fa un pezzo di strada con qualunque vagabondo. Un paio di giorni dopo la Irish Shipping cambiò idea e ci diede la bella notizia: Andate a New York, ma dopo un altro paio di giorni annunciò al capitano: Andate a Albany. Il primo ufficiale mi raccontò che Albany stava sul fiume Hudson ma più a nord, che era la capitale dello Stato di New York e che aveva tutto il fascino di Limerick, ah ah ah, una città ottima per creparci ma non per trovarci moglie né per crescerci un figlio. Lui era di Dublino e sapeva che io ero di Limerick e quando parlava male di Limerick io non avevo idea di come comportarmi. Avrei tanto voluto distruggerlo con una battuta fulminante ma poi mi guardavo allo specchio, faccia brufolosa, occhi infiammati e denti e marci, e capivo che non sarei mai riuscito ad affrontare nessuno, specie un primo ufficiale in uniforme con un promettente futuro di comandante. Poi però mi dicevo: Ma perché dovrei prendermela per quello che la gente dice di Limerick se Limerick non mi ha dato altro che infelicità? Allora succedeva un fatto singolare. Me ne stavo seduto su una sedia a sdraio sotto un bel sole d'ottobre con l'Atlantico blu e meraviglioso tutt'intorno e cercavo di immaginarmi New York. Cercavo di figurarmi la Fifth Avenue o Central Park oppure il Greenwich Village dove parevano tutti divi del cinema, abbronzature favolose, denti bianchi smaglianti. Ma Limerick mi ripiombava nel passato. Invece di andarmene a zonzo per la Fifth Avenue con l'abbronzatura e i denti, stavo ancora nei vicoli di Limerick con le donne che chiacchieravano sulla porta di casa avvolte nello scialle, i bambini con la faccia sporca di pane e marmellata che giocavano, ridevano e andavano a piangere dalla mamma.Valutazioni e recensioni
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StefaniaS 15 settembre 2022Ritorno a casa
Recensioni
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Conosci l'autore
Frank McCourt
1930, New YorkScrittore statunitense. Giovanissimo, torna con la sua famiglia in Irlanda. Dopo un'infanzia miserabile a Limerick rientra di nuovo negli Stati Uniti. Sopravvive grazie a piccoli e miseri lavoretti e poi si arruola nell'esercito americano, prima di cominciare gli studi di Letteratura che gli apriranno la strada alla professione futura. Diventa infatti professore prima alla scuola superiore e poi all'Università. Autore esordiente all'età di settant'anni, si è deciso a raccontare la sua infanzia e ascensione sociale nel nuovo mondo, pubblicando i due primi volumi delle sue memorie: Le ceneri di Angela (1997), dove le ceneri sono quelle del camino con le quali la madre Angela si riscaldava aspettando il ritorno del marito andato al pub a bersi lo stipendio e Che paese, l'America,...
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