Ci sono persone che, come me, non amano i flashback. I racconti indietro, per intenderci. Non perché non siano esilaranti, intriganti e interessanti; perché accompagnare la trama narrativa segue meno l’intuizione. Ci si perde. Si evade dal racconto. Mario Vargas Llosa, nella conoscenza che ho di lui, non ha amato barcamenarsi, nei suoi libri, in sbalzi di tempi, luoghi e storie. È stato attaccato alla terra. Il libro “La città e i cani” è il primo racconto “indietro” che ho colto. La prima parte, che pare inafferrabile ma che sussurra comprensione, prepara all’emersione di una chiarezza lucida, cristallina, che si dipana nella seconda. I suoi “ritorni indietro” servono a capire l’oggi del narrato nella storia. Così intensamente. A chi scrive che è il suo capolavoro io rispondo che sì, decisamente è uno dei suoi libri da ricordare. Da rileggere, a tratti. Da scoprire, ogni volta, nel dettaglio. “La città e i cani” mi ha urlato il ritorno indietro e io sono tornata là, indietro.
La città e i cani
«A questo mondo la violenza è una sorta di fatalità. In un Paese sottosviluppato come il mio, la violenza è esteriore, epidermica, è presente in ogni momento della vita individuale, è la radice di tutti i rapporti umani.»
Cosí rispondeva l'autore a chi, al momento della pubblicazione, gli chiedeva se La ciudad y los perros – bruciato in piazza dai militari, considerato dalla critica il migliore tra i suoi romanzi, – fosse un romanzo «sulla violenza». E la violenza – fisica e non – fa da sfondo al microcosmo del Collegio Leoncio Prado di Lima dove avviene l'educazione del protagonista-alter ego dell'autore. Un collegio retto da militari secondo una disciplina militare in cui confluiscono sia i figli delle classi inferiori ammessi per merito sia quelli delle classi alte mandati lí dalle famiglie nella speranza di domarli, e dove la sopraffazione, la forza bruta, il dispotismo sono le leggi della convivenza, a dispetto di regolamenti e norme. «Ero un bambino viziatissimo, presuntuosissimo, cresciuto, faccio per dire, come una bambina... Mio padre pensava che il Leoncio Prado avrebbe fatto di me un uomo, – ricorda Vargas Llosa, – ma per me fu come scoprire l'inferno.»
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Anno edizione:2016
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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AmbraQuarella 05 febbraio 2026Il racconto “indietro”
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Mary 26 luglio 2025Bello e crudele
Il romanzo è ambientato nella scuola militare di Lima, il rigidissimo Colegio Militar Leoncio Prado: il racconto autobiografico descrive la dura esperienza di vita vissuta dall'autore. Insieme al racconto principale si intrecciano dei flashback riguardanti il passato dei principali personaggi.
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