Come la vita si mette al lavoro. Forme di dominio nella società neoliberale
Che alla precarizzazione del lavoro si accompagni da tempo, paradossalmente, l’estensione della logiche manageriali ai più svariati aspetti della vita, è un fatto riconosciuto. Nonostante le dure repliche della crisi economica, una diffusa retorica continua a spingerci ad accogliere con entusiasmo la flessibilità e il rischio, a trattare le nostre capacità cognitive, creative, persino affettive, come un capitale da investire, lasciandoci alle spalle il fardello delle solidarietà e dei diritti. Tuttavia, più ancora dei dispositivi di controllo e persuasione messi in campo, impressiona la facilità con cui ad essi ci assoggettiamo. Che piega devono prendere desiderio e godimento affinché l’intera esistenza si metta al lavoro? È questa una tra le domande di fondo che, nei saggi qui pubblicati, legano tra loro prospettive diverse, filosofiche, sociologiche, psicoanalitiche, volte tutte a riflettere sui modi in cui il nostro essere e sentirci soggetti si costruisce, si modella e si dissolve attraverso il lavoro, la sua mancanza o il suo eccesso, lo sfumare dei suoi confini, in un rapporto sempre più ambiguo tra lavoro e libertà. Testi di Giovanni Leghissa, Federico Chicchi, Marco Focchi, Massimiliano Roveretto, Massimiliano Nicoli, Beatrice Bonato, Graziella Berto.
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Anno edizione:2010
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