Colorado, fine XIX secolo, l’attivista anarchico Webb Traverse viene assassinato da un sicario del magnate Scarsdale Vibe; il romanzo segue le vicissitudini dei quattro figli Traverse fino al termine della prima guerra mondiale. L’unica figlia femmina vive una travagliata fuga d’amore proprio con l’assassino del padre; i due maschi vivranno in esilio tra Messico e Europa, intrecciando amore, sopravvivenza e vendetta in un mondo gravido di presagi sull’imminente scontro universale; l’ultimogenito, Kit, accetta una borsa di studio di Scarsdale Vibe per studiare prima sulla East Coast e poi a Gottinga, la cui università è il centro nevralgico della matematica avanzata; ma quando prende coscienza del compromesso che ha dovuto accettare fugge in Italia (Domodossola e Venezia, poi Torino) e viene coinvolto nelle guerre dei Balcani. Il tema della vendetta contro il mandante dell’assassinio di Webb è il Leitmotiv tutta la narrazione, ma ricordiamoci che l’autore è Thomas Pynchon, quindi non dobbiamo aspettarci una soluzione pirotecnica né coerente: in fondo alle 900 pagine de L’arcobaleno della gravità il russo Cicerin incontrava finalmente il fratellastro Enzian ma non lo riconosceva. Così pure, la guerra mondiale che aleggia come un presagio non avrà alla fine alcuna rilevanza nella narrazione, anzi il lettore la vedrà “dall’alto” di un’aeronave e condensata in un breve capitolo, oltretutto senza che sia specificato se scoppia sul nostro mondo o sull’altro nascosto dietro il sole. Sullo sfondo rimane il grande tema del romanzo, forse la ragione per cui Pynchon ha scelto di ambientare la storia proprio tra la seconda rivoluzione industriale e la grande guerra: l’età dell'oro del capitalismo e la sua sanguinosa fine, lo scontro tra proto-globalizzatori (Scarsdale Vibe) e proto-antiglobal (gli anarchici); non c’è dubbio che per Pynchon il capitalismo puro è finito con lo spezzarsi dell’alleanza tra le religioni di Stato e gli Stati industriali (si veda come esempio il cristianesimo conservatore di Vibe); dopo ci sono stati i Soviet, Roosevelt e il fascismo. La grande Storia non è finita, come scrisse Francis Fukuyama, con la caduta del muro di Berlino, bensì oltre mezzo secolo prima: infatti uno degli Sconfinanti, profughi fuggiti dal futuro grazie alla macchina del tempo (in Pynchon le incursioni nella fantascienza sono pane quasi quotidiano), anticipa a Kit Traverse che “le Fiandre saranno la fossa comune della Storia”, a quanto pare non soltanto di quella universale ma anche della piccola storia raccontata dal romanzo. Con Pynchon bisogna sempre tenere presente la Regola n. 1 del Postmoderno: “più importante di cosa si dice, è il come lo si dice.” Franco Ricciardiello
In un mondo su cui, ancora una volta, incombono catastrofi - il crollo del campanile di San Marco, l'asteroide di Tunguska, la Prima guerra mondiale - si inseguono anarchici, giocatori d'azzardo, milionari, matematici, scienziati eretici, antesignane del libero amore, sciamani, sensitivi, aeronauti e killer prezzolati. Sono impegnati in un caleidoscopio di avventure - tra l'Esposizione Mondiale di Chicago nel 1893 e il Messico infuocato dalla rivoluzione, tra la Hollywood del cinema muto e i Balcani, tra Parigi, Vienna e luoghi difficili da trovare sull'atlante - che raccontano l'avidità senza freni del capitalismo globale, la falsa religiosità, l'ottimismo ingiustificato e il sogno irraggiungibile dell'utopia. Ogni riferimento al nostro tempo è puramente casuale. Con questo romanzo monumentale e trascinante, che giunge dopo dieci anni di silenzio, Thomas Pynchon non descrive il mondo com'è, ma come potrebbe essere con appena qualche ritocco. Alcuni si ostinano a credere che sia questo uno degli scopi principali della letteratura.
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<p>Prima edizione italiana [titolo originale: Against the Day]. Collana ''La Scala'' - Volume in copertina rigida editoriale con dorso in tela rossa, 1127 pagine. Traduzione di Massimo Bocchiola. Lievi tracce rosse ai margini dei piatti dovute alla pressione della tela sulla carta bianca, peraltro ottima copia dalla paginazione fresca e compatta; edizione non comune -- In un mondo su cui, ancora una volta, incombono catastrofi - il crollo del campanile di San Marco, l'asteroide di Tunguska, la Prima guerra mondiale - si inseguono anarchici, giocatori d'azzardo, milionari, matematici, scienziati eretici, antesignane del libero amore, sciamani, sensitivi, aeronauti e killer prezzolati. Sono impegnati in un caleidoscopio di avventure - tra l'Esposizione Mondiale di Chicago nel 1893 e il Messico infuocato dalla rivoluzione, tra la Hollywood del cinema muto e i Balcani, tra Parigi, Vienna e luoghi difficili da trovare sull'atlante - che raccontano l'avidit&agrave; senza freni del capitalismo globale, la falsa religiosit&agrave;, l'ottimismo ingiustificato e il sogno irraggiungibile dell'utopia. Ogni riferimento al nostro tempo &egrave; puramente casuale. Con questo romanzo monumentale e trascinante, che giunge dopo dieci anni di silenzio, Thomas Pynchon non descrive il mondo com'&egrave;, ma come potrebbe essere con appena qualche ritocco. Alcuni si ostinano a credere che sia questo uno degli scopi principali della letteratura.</p>.
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Anno edizione:2009
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FRANCO RICCIARDIELLO 11 novembre 2010
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