Una tra le possibilità che la letteratura ci dona è quella di poter assaporare, sentire nel profondo e comprendere domande, paure, certezze e incertezze, dolori e pensieri di un autore, o di coloro che intende rappresentare. Oscar Wilde riesce a porre su carta gli affanni che gravano sul suo cuore: nel momento in cui si ritrova a poter dialogare soltanto con i suoi pensieri forse si accorge che avrebbe dovuto amare di più se stesso prima di un altro, incapace peraltro di dimostrargli il suo affetto; chiede per l’appunto spiegazioni, si pone in primo piano e afferma soltanto la verità: il suo unico errore è quello di aver assecondato con amore ogni richiesta, il tutto senza ricevere un minimo segno di gratitudine in cambio. Le innumerevoli riflessioni - tra ricordi e processi - lo portano in un secondo momento ad intraprendere un percorso spirituale, con funzione quasi catartica e di realizzazione del proprio io. L’autore sembra rinascere sotto la luce guidata dal Cristo, nella sua “assoluta somiglianza a un’opera d’arte”, che può cambiare la vita di un uomo portato al suo cospetto. Grazie a questa lettera emerge l’animo più vero di Oscar Wilde, l’animo più sensibile e sincero che saprà conquistare il cuore dei suoi lettori. Una lettera arricchita dal preziosissimo lessico che contraddistingue la penna dell’autore, capace di riportare la luce sull’imponente e fondamentale presenza dell’arte nella vita dell’uomo. La possibilità di percepire, anche nel più silenzioso soffio di vento, una sinfonia della natura. Una dote non comune a tutti e che è stata magistralmente trascritta in queste sentite pagine.
De profundis
Il "De profundis" è una lunga lettera a Lord Alfred Douglas, il giovane amato da Wilde, scritta nei primi mesi del 1897 nel carcere di Reading dove Wilde si trovava da quasi due anni per il reato di sodomia. È l'opera che ci permette di accostarci al vero mondo dell'autore, di riconoscere l'uomo e lo scrittore nel suo aspetto non mistificato. Una volta uscito di prigione, Wilde affidò il manoscritto all'amico giornalista Robert Ross, che ne fece due copie dattiloscritte. Una fu inviata allo stesso Douglas, che negò di averla mai ricevuta. Nel 1905, quando ormai Wilde era morto da cinque anni, Ross pubblicò un'edizione ridotta dell'originale col titolo di "De profundis", che rimase a tutte le edizioni successive. L'originale fu affidato nel 1909 da Ross al British Museum, con la condizione espressa che non fosse dato in visione per cinquant'anni. La seconda copia dattiloscritta fornì il testo per la "first complete and accurate version" pubblicata da Holland nel 1949. In realtà quando, nel 1959, il manoscritto fu reso pubblico, fu possibile stabilire che i dattiloscritti contenevano parecchie centinaia di errori. Introduzione di Jacques Barzun.
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Edizione:16
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Anno edizione:2014
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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s 06 febbraio 2026
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carmine 09 luglio 2025Bellissimo
Lirico, struggente, rancoroso, molto bello
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robrob 23 maggio 2025stupendo
lettera a tratti un pò noiosa, ma nel complesso bellissima. una cosa che ho imparato da questo libro è che nel nostro cuore deve vincere sempre l'amore e questa lettera ne è la prova. Nonostante tutte le cose brutte che Bosie aveva fatto a Wilde, lui scrive che deve sempre vincere l'amore, credo che sia il messaggio più bello di sempre.
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