Un destino innocente
C'è un vasto, apertissimo spaziare in figure e situazioni, in visioni e immagini in questo libro di Marina Corona. Il suo movimento introduce personaggi, proposti in rapidi accenni essenziali, frequenta luoghi di un'esistenza condotta tra gioia e dolore, tra emozione e memoria, con attenzione al dettaglio forse rivelatore, ma vagamente ambiguo. Corona si avvale del costante riferimento a Eschilo, citato in esergo ad ogni capitolo, ma il tratto della sua poesia può spesso ricordare l'insinuante delicatezza - ma anche la crudeltà tagliente - della fiaba, richiamata nel tono, eppure nelle pieghe della narrazione di vicende che fiaba non sono in effetti mai. In questo suo procedere, minuzioso, capillare, dolce e sinistro insieme, l'autrice si avvale di presenze d'impronta poetica evidente: la luna, la rosa, gli alberi, i bambini, la notte e la luce, la casa ecc. Ma sono presenze sottratte ad ogni possibile lirismo di maniera, e questo grazie al tocco a sorpresa che la logica interna del suo testo sa offrire.
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Anno edizione:2018
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