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Diario d'inverno
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Diario d'inverno - Paul Auster - copertina
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Descrizione


«Quando sei perso, guardati intorno. Dubita di tutto e cancellalo. Hai una sola certezza: tu sei lí. Lo sei perché c’è il tuo corpo e tu sei il tuo corpo. Il tuo corpo è lo spazio che hai attraversato, ma anche il tempo che ti ha reso ciò che sei.»

«Uno dei libri piú belli di Paul Auster, scritto con le mani in alto come di chi si arrende. In questo caso al mistero della vita e della morte. Soprattutto al mistero di se stessi»Antonio D'Orrico, Corriere della Sera

Dalle prime memorie d’infanzia alla morte della madre, Diario d’inverno è il catalogo della vita di un uomo raccontato attraverso il suo corpo. In nessun altro libro Paul Auster era stato tanto spietato e dolce. Forse perché si tratta di arrivare alla verità, la piú nascosta, quella piú dolorosa, ma anche quella piú preziosa. La verità su se stessi.

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Dettagli

2015
Tascabile
13 gennaio 2015
184 p., Brossura
9788806223847

Valutazioni e recensioni

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Un libro scritto in seconda persona è sempre un qualcosa di particolare; viene da pensare che la scelta di questa tecnica di scrittura sia stata uno stratagemma per tenere viva l’attenzione del lettore e allo stesso tempo differenziarsi da altre opere del genere.Direi obiettivo raggiunto. Per quanto riguarda il contenuto si potrebbero citare vari aneddoti, ma in ogni caso è bene precisare che si tratta di un diario vero e proprio, non del tutto lineare cronologicamente, ma comunque quello è, senza particolari sorprese. Rapporti con i parenti, viaggi, matrimoni falliti, traslochi, matrimoni riusciti, nascite, morti, incidenti e tutto ciò che fa parte di una normale vita. Non manca nulla della forma diario, ma allo stesso tempo non ci sono neppure contenuti particolarmente sorprendenti. Il consiglio è quello di leggere il libro solo se veri appassionati dell’autore.

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Recensioni: 4/5

Un Paul Auster diverso da quello che troviamo nei suoi romanzi classici ed in linea, invece, con i suoi racconti più autobiografici ed intimi, come L'Invenzione della Solitudine e Sbarcare il Lunario. Un libro molto bello, delicato, appassionato e dolce. Passa in rassegna i suoi sessantaquattro anni, i suoi viaggi all'estero, le sue esperienze sentimentali ed il suo primo matrimonio. Si sofferma molto su tre cose, che sono poi il centro del libro. Le case in cui ha vissuto. Ed è un elenco di ventuno abitazioni in cui Auster è rimasto per almeno qualche mese....dalle case in cui ha vissuto coi suoi genitori prima, con sua madre solo dopo che i suoi hanno divorziato, alle stanze nel college, dalle case della sua esperienza parigina di tre anni a quelle di Manhattan in cui ha abitato prima solo, poi con la sua prima moglie e poi con la sua seconda compagna. Il rapporto con sua madre. Auster ci descrive la madre, il matrimonio com suo padre che non avrebbe mai dovuto aver luogo perché destinato al fallimento già dall'inizio, il suo secondo ed il suo terzo matrimonio, tutti finiti con la morte del marito, il carattere complesso di questa persona e la sua improvvisa morte di infarto nel 2002. Ed infine il rapporto con sua moglie, la famosa scrittrice Siri Huvstedt, conosciuta nel 1981 e da allora la persona che gli è sempre a fianco. Deliziosa la descrizione della famiglia di lei, che per lui diventa una seconda famiglia, e deliziosa la parola che la figlia di Auster trova per descriversi....una norvebrea. Un libro che ha tanto da dire secondo me, fatalista e malinconico ma intriso di amore per le persone care all'autore, di riconoscenza per i suoi genitori e di grande passione per il lavoro che compie. Un libro in cui senza dubbio Auster si guarda dentro e si mostra a noi senza veli e senza maschere. Una scrittura sempre molto piacevole per un' opera senza dubbio da leggere.

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Recensioni: 3/5

C'è sempre il rischio che quando ti insinui nell'auto/biografia di qualcuno, ad un certo punto ti salti in mente il pensiero - Ma a me, in fondo, chemmifrega della vita di questo tizio? - È una domanda lecita, visto che quando nella realtà conosco qualcuno che attacca con la cronaca della sua esistenza, la noia è inevitabile, anche se magari è qualcuno che trovo sommariamente interessante. Mi piace invece - quasi sempre - se si tratta degli scrittori che seguo, i quali, nella fase over-sixty sentono l'impulso di rendicontare i fatti loro, in una recollection di momenti più o meno significativi, ma nei quali ti ci puoi pure ritrovare anche se possono essere per nulla speciali, addirittura ordinari, perché spesso, hanno più scritto che vissuto. La differenza la fa - sempre e comunque - la loro scrittura, il loro approccio, il loro pensiero e visione dell'esistenza che mi soddisfa come mi soddisfano i loro romanzi. E poi, per me, la lettura è un fatto globale, per così dire; chi scrive e mi intrattiene ed emoziona, mi interessa tanto quanto le storie e i personaggi che crea. Ed è così che quando, tanto Auster quanto Roth o Coetzee e alcuni altri che amo, decidono di aprirsi e scoprirsi nel loro privato, io sono lì, curiosa e famelica nel tentativo di andare a fondo per riconoscere quali pezzi di sé sono disseminati nei loro libri e carpire e definire meglio quale parte del loro essere ha investito il mio.

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Paul Auster

1947, Newark, New Jersey

Scrittore, sceneggiatore e regista statunitense. Dopo aver studiato alla Columbia University, nel 1970 si recò a Parigi dove lavorò come traduttore fino al ritorno a New York nel 1974. Esordì come scrittore con poesie, racconti e articoli pubblicati sulla “New York Review of Books” e sulla “Harper’s Saturday Review”. La sua opera più famosa, subito accolta favorevolmente dalla critica, è la Trilogia di New York (Città di vetro, 1985; Spettri, 1986; La stanza chiusa, 1987), che volge in parodia il genere della detective story. Seguirono i romanzi Il paese delle ultime cose (1988), Il palazzo della luna (1989), La musica del caso (1991, dal quale Philip Haas trasse un film nel 1993), Leviatano (1992), Mr. Vertigo (1994)...

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