La donna muore è una raccolta di racconti, la maggior parte brevissimi, a sfondo femminista, che fondono molto bene l’umorismo dell’assurdo con la critica sociale. Alcuni li ho trovati veramente geniali
La donna muore
Sempre in bilico tra serietà e leggerezza, La donna muore è uno spazio narrativo fuori dall’ordinario per lettori avventurosi, dove stranezza e meraviglia coesistono felicemente.
«Intenso e surreale». - Publishers Weekly
«Alternando i toni, mischiando i registri, in 53 racconti (brevi, meno brevi, brevissimi) Matsuda Aoko irride e demolisce gli stereotipi sessisti e le convenzioni che ingabbiano la condizione femminile. Nella società giapponese, e non soltanto.» - Annachiara Sacchi, La Lettura
«Una cinquantina di racconti - alcuni brevissimi e per questo ancor più fulminanti, altri con personaggi che ricorrono - in cui convivono umorismo nero, un surreale senso di straniamento e un'acuta critica sociale.» - Ilaria Zaffino, la Repubblica
Questi racconti femministi contemporanei provenienti dal Giappone, scritti dall’acclamata autrice di Nel paese delle donne selvagge, fondono splendidamente l’umorismo dell’assurdo con una tagliente critica sociale, con un effetto emozionante e inaspettato. Una raccolta di cinquantatré racconti e flash fiction brillantemente originali, La donna muore affronta le molteplici forme di discriminazione radicate nella società giapponese, in particolare le radici profonde e ostinate del sessismo. Con irriverenza, inventiva e un tempismo comico eccezionale, Matsuda approfondisce argomenti spinosi come l’effetto normalizzante della violenza contro le donne sullo schermo o il modo in cui la tecnologia deforma la nostra sensibilità estetica.
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Anno edizione:2026
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gio 02 aprile 2026Racconti femministi
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Pagine_e_inchiostro 23 febbraio 2026La donna muore
La donna muore raccoglie cinquantatré racconti, di cui alcuni brevissimi, quasi lampi narrativi. Le storie affrontano in chiave contemporanea le forme di discriminazione ancora radicate nella società nipponica, in particolare legate al genere femminile. L’autrice mescola un’ironia surreale alla critica sociale, con uno stile che oscilla tra leggerezza e gravità. La violenza contro le donne normalizzata dai media, il ruolo delle scrittrici in un sistema intriso di stereotipi, il capitalismo e il rapporto tra identità e cultura: tutti temi che emergono in modo sottile, mai didascalico, spesso filtrati da immagini assurde o situazioni stranianti. Molti titoli della raccolta riflettono sugli schemi che incasellano e limitano l’esperienza femminile, mentre altri giocano con la satira e con un senso dell’assurdo che a tratti sfiora il nonsense puro. Ed è proprio qui che, personalmente, ho fatto più fatica: non sempre sono riuscita a coglierne il senso. In generale, mi aspettavo uno stile più tagliente, più cattivo, considerando le tematiche trattate. Non siamo davanti ad un’altra Murata Sayaka: qui la critica non esplode, si insinua. È una raccolta sottile, spesso metaforica. Interessante la scelta dell’autrice di inserire, in chiusura, una breve nota sull’ispirazione dietro ogni testo: spiegazioni che a volte risultano enigmatiche quanto i racconti stessi. Nel complesso, non è un libro che mi ha cambiato la vita. Però è un’opera fuori dagli schemi e, quando sono riuscita ad intercettarne il significato, mi ha anche positivamente colpito. I messaggi sono importanti e la letteratura giapponese continua ad offrire spunti di riflessione originali.
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