Al Nost Milan Bertolazzi arriva quasi di colpo, con un esercizio, un tirocinio di pochi lavori, quasi tutti in dialetto. Ed ecco il primo, macroscopico punto del discorso nuovo (il dialetto milanese ha problemi diversi dal veneto, Bertolazzi è ben diverso in ciò da Gallina), la scelta linguistica. I precedenti culturali di Bertolazzi sono da un lato Porta e Dossi, cioè la rivolta linguistica dotta, dall’altro proprio il teatro periferico e il dialettismo conviviale meneghino, appena consacrato dall’aneddotica conviviale scapigliata. Eppure l’uso e i risultati conseguiti da questo dialetto diventano ben altri, se la realtà forza una buona volta il realismo, se le preoccupazioni e i significati tentano nuove zone d’esplorazione. Voglio dire questo, che il grande Ferravilla, il necessario maestro incombente, nonostante tutto aveva piu preoccupazioni per il realismo che per la realtà, compiva la sua operazione in senso tecnico piu che in senso ideologico, cercava il successo sicuro della Class di asen , però senza andare molto al di là del modesto macchiettismo o della esibizione della sua istrionica abilità. Dall’ Introduzione di Folco Portinari
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