L'enigma della sfinge
Nota è la vicenda di Edipo. La profezia; l’abbandono sul Monte Citerone; l’infanzia a Corinto; l’uccisione di Laio, suo padre; il ritorno a Tebe e il confronto con la Sfinge; il matrimonio con Giocasta, sua madre; lo scioglimento finale e la chiamata a Colono. Tutto noto. Pure: dopo tremila anni, Thomas De Quincey riapre il dossier. E nel novembre 1849, scavando nell’ombra e varcando abissi insondabili, a traverso una prosa sontuosa e rabdomantica, risolve l’enigma della Sfinge. Risoluzione resa di pubblica ragione, l’anno seguente, sulle colonne dello «Hogg’s Instructor». Ora: in che senso risolve, verrà ragionevolmente fatto di chiedersi? Forse che Edipo non abbia colto nel segno, o che la Sfinge medesima si sia ingannata? Questo e quello – ma non solo. Dimodoché, e più perspicuamente, potremmo dire: Quincey scerne un mistero per entro il mistero. O meglio: un duplice enigma, come si conviene a qualsivoglia ed autentico arcano o indecifrato cartiglio del destino. Il quale, nel proprio seno, disotto alla scorza essoterica, sempre involge uno, nessuno, centomila riddles. Ed altrettante innominabili risposte.
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