Etica, buona fede e governo dell'intelligenza artificiale generativa
La promozione della giustizia sociale nel mercato europeo ha legittimato la crescente conformazione dell'autonomia negoziale e limiti al potere privato a garanzia del corretto equilibrio tra obiettivi economici e assetto valoriale, una costante nel diritto contrattuale di matrice europea. Lo sviluppo di relazioni economiche a valenza transnazionale segnala il recupero del potere di formulare regole più congeniali alle esigenze dei traffici, sottraendosi alla mediazione del potere legislativo statale, per l'esigenza di attenuare le differenze tra sistemi giuridici. La tendenza si rafforza con l'intelligenza artificiale, specie generativa: con l'inserimento degli algoritmi nelle dinamiche negoziali il contratto, da atto di autonomia per eccellenza, diventa strumento eterodeterminato; l'accesso privilegiato alle informazioni delle piattaforme digitali agevola la costituzione di poteri privati. In questo contesto, i rischi di interferenza con tutti i diritti della persona, dall'acquisizione illecita di dati personali alla lesione di diritti costituzionali democratici, rivalutano il ruolo del principio di buona fede, che trae contenuto da principi etici. Dal suo percorso evolutivo emerge la capacità di veicolare regole di comportamento che valorizzano la dimensione solidaristica del diritto soggettivo e l'affidamento come categoria civilistica della western legal tradition, che amplia i tipi di condotta sanzionabili quale limite intrinseco all'autonomia negoziale. La trasparenza e la legibility legittimano un controllo etico dell'algoritmo per governare la tecnologia e non abdicare al dominio della macchina: all'etica, che nelle relazioni intersoggettive opera tramite la clausola generale di buona fede, spetta contemperare la certezza del diritto con la flessibilità necessaria ai rapidi sviluppi tecnologici.
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Anno edizione:2024
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In commercio dal:1 ottobre 2024
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