Un fare comune. Da «Politecnico» a «Diario». Riviste italiane del secondo Novecento
Il 1945 è una data importante che segna per alcuni versi una rottura con il ventennio fascista e l'inizio di una nuova stagione politica e culturale. Nascono tantissime riviste, alcune importantissime, tra cui «Il Politecnico», «Società», «Belfagor» e «Il Ponte». Negli anni Cinquanta vengono fondate «Aut Aut», «Nuovi Argomenti», «Il Contemporaneo», «Officina», «Il Verri», «Tempo presente», «Il menabò», ma anche «Ragionamenti», «Opinione» e tante altre. Giuseppe Muraca compie un percorso di analisi attraverso alcune testate che, facendo capo a una sinistra eterodossa, hanno svolto un ruolo di primo piano nel panorama letterario, culturale e politico italiano, come strumenti di ricerca, di analisi, di dibattito, di comunicazione e di mediazione. Gli anni Sessanta e Settanta, inoltre, sono la stagione dei movimenti e dei periodici della nuova sinistra, ma anche di «Quindici». Nel 1973 iniziano le pubblicazioni «Salvo imprevisti», ma anche «Sottosopra», e nel 1979 «Alfabeta». Poi nel 1983 esce il primo numero di «Linea d'ombra» e nel 1985 appare «Diario», le ultime testate della sinistra eterodossa che quasi chiudono il secolo passato. Ne emerge un panorama eterogeneo, ma al contempo una fucina di incontri e di scontri che hanno caratterizzato il dibattito intellettuale italiano per circa un quarantennio.
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Anno edizione:2024
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In commercio dal:10 giugno 2024
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