A metà romanzo, tra gli avventori della locanda, si sente: "Per ordine del Podestà sono proibiti tutti i ragionamenti". Fantastico. Per quanto di primo acchito questa scena mi abbia fatto sorridere, essa rappresenta, secondo me, lo spartiacque dell'intera vicenda. Un anacronismo a oggi(?), ma un utilissimo strumento per chi vuole detenere il potere a danno dell'ignoranza della gente, ignoranza a volte naturale e a volte indotta, che lascia il povero in balia degli eventi (sì, perché comunque il ricco può istruirsi, e dove non arriva l'intelletto arriva il denaro), che lo priva di ogni capacità di poter pensare con la propria testa, di elaborare i fatti e trarne una conclusione da solo; insomma, che lascia il povero esattamente dove sta: nell'ignoranza, appunto. Silone, con un velo di umorismo, porta in scena questo gruppo di contadini e lascia loro affrontare un cambiamento importante con l'ingenuità di chi non capisce e non sa cosa fare, e quindi più facile da manipolare — emblematica la 'divisione' dell'acqua da parte di Don Circostanza, un cognome che è tutto un programma. Ah, quale sciagura saper ragionare. In fondo anche Innocenzo La Legge lo dice: "Non bisogna più ragionare: bisogna farla finita con i ragionamenti. E poi, siamo sinceri, a che servono i ragionamenti? Se uno ha fame, può nutrirsi di ragionamenti? Bisogna farla finita con questa cosa inutile.". Quale apoteosi di saggezza contiene l'ultima frase. Ha o non ha ragione, il caro La Legge?
Fontamara, il primo romanzo che Silone scrisse dopo l'uscita dal Partito Comunista Italiano, fu pubblicato a Zurigo nel 1933. Ambientato in un paesino abruzzese, Fontamara appunto, racconta l'eterno conflitto tra "cafoni" e "cittadini", reso ancora più drammatico dall'avvento del fascismo. I contadini e i braccianti, rassegnati ormai e quasi assuefatti a subire senza reagire catastrofi e soprusi di ogni genere, abbrutiti dalla miseria e dalla lotta per la sopravvivenza, trovano la forza di ribellarsi quando si rendono conto dell'ultima, ennesima truffa ordita sulla loro pelle, che, per una coincidenza non casuale, corrisponde temporalmente all'entrata in scena del regime fascista. Figura centrale del romanzo è Berardo Viola, che rappresenta l'esigenza di riscattare una vita di silenzio e passività, esigenza che diverrà essenziale e imprescindibile anche per gli altri "cafoni" fontamaresi. Con un'introduzione di Aurelio Picca.
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Anno edizione:2009
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Alex Trombini 26 aprile 2011
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