Si tratta di racconti sull'Olocausto basati su esperienze autentiche, spesso autobiografiche. A fronte del contrasto buio di stanze segrete, cantine e fienili, Ida Fink riproduce la vita quotidiana di una popolazione che si tiene nascosta mentre resiste, si sottomette, tradisce, spera, rimpiange, ricorda. Sono racconti sul sacrificio e sull'egoismo, sulla superficie della bontà sopra l'abisso dell'indifferenza. L'autrice non parla della fase finale dell'annientamento, bensì di quei piccoli frammenti di tempo che precedono i trasporti nei campi di concentramento o gli omicidi, facendo avvertire quell'atmosfera di paura e poi di vero e proprio terrore di cui erano pervasi ogni giorno, ogni ora, ogni minuto della vita degli ebrei polacchi.
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