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La frontiera - Alessandro Leogrande - copertina
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La frontiera
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La frontiera Alessandro Leogrande
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Finalista Premio Terzani 2016

Un solco che attraversa la materia e il tempo, le notti e i giorni, le generazioni e le stesse voci che ne parlano, si inseguono, si accavallano, si contraddicono, si comprimono, si dilatano. È la frontiera.

C’è una linea immaginaria eppure realissima, una ferita non chiusa, un luogo di tutti e di nessuno di cui ognuno, invisibilmente, è parte: è la frontiera che separa e insieme unisce il Nord del mondo, democratico, liberale e civilizzato, e il Sud, povero, morso dalla guerra, arretrato e antidemocratico. È sul margine di questa frontiera che si gioca il Grande gioco del mondo contemporaneo. Questa soglia è inafferrabile, indefinibile, non-materiale: la scrittura vi si avvicina per approssimazioni, tentativi, muovendosi nell’inesplorato, là dove si consumano le migrazioni e i respingimenti, là dove si combatte per vivere o per morire. Leogrande ci porta a bordo delle navi dell’operazione Mare Nostrum e pesca le parole dai fondali marini in cui stanno incastrate e nascoste. Ci porta a conoscere trafficanti e baby-scafisti, insieme alle storie dei sopravvissuti ai naufragi del Mediterraneo al largo di Lampedusa; ricostruisce la storia degli eritrei, popolo tra i popoli forzati alla migrazione da una feroce dittatura, causata anche dal colonialismo italiano; ci racconta l’altra frontiera, quella greca, quella di Alba Dorata e di Patrasso, e poi l’altra ancora, quella dei Balcani; ci introduce in una Libia esplosa e devastata, ci fa entrare dentro i Cie italiani e i loro soprusi, nella violenza della periferia romana e in quella nascosta nelle nostre anime: così si dà parola all’innominabile buco nero in cui ogni giorno sprofondano il diritto comunitario e le nostre coscienze. Quanta sofferenza. Quanto caos. Quanta indifferenza. Da qualche parte nel futuro, i nostri discendenti si chiederanno come abbiamo potuto lasciare che tutto ciò accadesse. Quella parola indica una linea lunga chilometri e spessa anni. Un solco che attraversa la materia e il tempo, le notti e i giorni, le generazioni e le stesse voci che ne parlano, si inseguono, si accavallano, si contraddicono, si comprimono, si dilatano. È la frontiera.
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2015
5 novembre 2015
316 p., Brossura
9788807031656

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Angela Curina
Recensioni: 5/5

Una frontiera che ha da un lato l'informazione, dall'altro l'ignoranza; da una parte la notizia che quotidianamente fa scalpore ed è anche ormai monotona, dall'altra il celato sotto il silenzio di piombo del potere; una linea di confine tra le due facce della globalizzazione, una dogana tra una burocrazia illogica e astratta e la necessità di scontrarsi con una realtà che non serve di fronzoli né retoriche di facili vittorie, solo di concretezza di leggi e sensibilità. Un passo che ognuno può compiere tra l'essere schiavo dell'impulso bestiale di avversione all'altro, talvolta fondato sulla favoletta raccontata bene, o l'essere libero. In mezzo, coi piedi puntati sul filo, minacciati dall'incessante rischio di cadere, i sopravvissuti. Con loro si è schierato Alessandro Leogrande, ascoltando narrazioni mai facili da fare, per paure sconosciute e per la volontà di vivere in una legittima serenità. Leogrande ha voluto oltrepassare la netta linea di cesura tra il provar pena o dolore, tra la rabbia e la forza d'azione: la sua forma di esser presente nel mondo è sfociata in un libro che racconta una delle tante possibilità di ripensare noi stessi e l'altro, grazie a parole che mettono al corrente di ciò che scorre nei retrovia dell'informazione ufficiale, e si palesano in una semplicità disarmante per armare di nuove consapevolezze.

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PAOLO CARBONE
Recensioni: 4/5

Se l’Europa è il paradiso, e la frontiera ne è il confine, allora quel che viene prima assomiglia senza dubbio all’inferno. Ed è su questo inferno, quello dei viaggi dei migranti, che si sofferma il pensiero e l’indagine de La frontiera, il nuovo libro di Alessandro Leogrande. Con il magnetismo del grande romanziere, lo scrittore romano ci trascina in un universo troppo spesso dimenticato, molto lontano dalla retorica degli sbarchi, e dunque molto lontano dall’ossessione di un’invasione o dall’accoglienza incondizionata. Ci trascina in quel che accade prima, e più che testimone di un’invasione, si fa testimone di un’evasione. Evasione dall’Eritrea per esempio, spettro dimenticato del colonialismo italiano, Paese dilaniato da una dittatura e dal cui servizio militare obbligatorio a vita scappano tanti ragazzi, per la maggior parte giovanissimi. Oppure evasione da una Libia in cui regna la più totale anarchia, o dalle carceri nel deserto del Sinai, un mondo infernale che neanche uno sceneggiatore dell’horror saprebbe immaginare diversamente. I personaggi (personaggi?) che popolano questo mondo sono ragazzi con poche alternative, la cui visione dell’Europa è spesso distorta, mitizzata, pensano che qui tutti siano ricchi e che abbiano una casa e una macchina, e che una volta arrivati capiscono che anche qui la realtà è dura e bisogna lottare. E accanto a quelli che ce l’hanno fatta, le storie di chi non è mai arrivato. Di chi è annegato insieme ai suoi cari nel Mediterraneo, oppure di chi è stato rapito e trasportato in una prigione, torturato per un riscatto, e in assenza di esso finito in una sala operatoria nel bel mezzo del deserto, dalla quale uscirà senza vita, e i suoi organi strappati via, merce preziosa per i suoi aguzzini che ne ricaveranno migliaia di dollari. Oppure in una Libia dilaniata dalle fazioni, in cui i migranti più giovani vengono usati come carne da macello per trasportare munizioni sotto il fuoco dei proiettili o per disinnescare mine che naturalmente scoppieranno trasformandoli in brandelli di carne. La frontiera è un libro doloroso, nonché necessario. Necessario a capire le coordinate, i flussi, i perché, a scalfire la nostra indifferenza. Indagatore del male e dell’odio, si sofferma su aspetti dimenticati, sulla nostra capacità di non vedere, di non ricordare; e più di tutto, sulle storie. Leogrande si fa testimone di un grande inventario di storie, e durante il corso della sua indagine lascia quasi sempre parlare in maniera diretta i protagonisti e il loro vissuto. E tra questi non troviamo soltanto profughi, ma anche giovani scafisti, militari, schiavisti senza scrupoli, oppure pescatori obbedienti alle leggi del mare e della vita. Riaffiora poi anche l’elemento politico: da una parte l’operazione Mare Nostrum sostituita successivamente da Triton, e dall’altra i raid del movimento greco ultranazionalista Alba Dorata, i cui militanti, accecati da una violenza di cui si fanno vanto, perpetuano nei confronti dei migranti e degli stranieri spedizioni punitive armati di mazze, molotov, coltelli. Le storie ascoltate da Leogrande confluiscono poi nella documentazione delle varie rotte, quella africana per lo più, ma anche quella balcanica, per il momento chiusa, ma attraverso la quale molti sono riusciti a passare ed oggi raccontano la loro esperienza. E ancora le stragi a largo di Lampedusa, oppure le intercettazioni telefoniche dalle quali emerge una vera e propria tratta di schiave, prostitute destinate ai marciapiedi italiani, acquistate prima del loro viaggio e delle quali ci si rammarica in quanto annegate, dunque un cattivo investimento (investimento?). Leogrande parla della frontiera come una ferita, un luogo di tutti e di nessuno, un luogo mobile. E questo è. Parla del grado zero della violenza, di un viaggio che può durare anni, che può segnare la parola fine, e che comunque andrà segnerà per sempre chi lo compie. E in tutto ciò Leogrande non offre risposte, offre solo interrogativi. Le storie che racconta generano interrogativi. Com’è possibile tutto ciò? E qual è il mondo che stiamo vivendo? Quanto la frontiera ci separa, “noi” in un presunto paradiso, “loro” in un manifesto inferno? E perché abbiamo paura di fronte a queste persone? Da dove deriva tutta questa intolleranza? In questi giorni sono interrogativi che risuonano spesso. Ci si sente minacciati, e troppo spesso vengono proposte equazioni pericolose e prive di fondamento (su tutte, immigrato=terrorista). Sono tempi strani in cui è difficile orientarsi. Ed oggi, in un periodo in cui il terrorismo è pensiero costante e alcune (non) soluzioni vengono accolte a gran voce dal (non) senso comune, conoscere le storie vere di questi ragazzi e di queste ragazze diventa esercizio quanto mai utile a riassestare la bussola della nostra umanità e della nostra intelligenza.

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Alessandro Leogrande

1977, Taranto

Collaborava con il «Corriere del Mezzogiorno», «Internazionale», Radio 3 e con numerosi altri giornali e riviste; era vicedirettore di «Lo Straniero» e si interessava di cultura, attualità e politica. Le sue inchieste sulla criminalità organizzata, sul caporalato, sugli immigrati sono state oggetto d'interesse anche oltre i confini nazionali.Esordisce con Un mare nascosto (L'Ancora del Mediterraneo 2000), ambientato nella città di Taranto, cui seguono, tra l’altro, Uomini e caporali. Viaggio tra i nuovi schiavi nelle campagne del Sud (Mondadori 2008), Fumo sulla città (Fandango 2013) e La Frontiera (Feltrinelli 2015). Con Il naufragio. Morte nel Mediterraneo (Feltrinelli 2011), sulla tragedia dell'immigrazione...

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