Nel 1881, per l'aggravarsi della malattia agli occhi, Francesco De Sanctis, dopo essersi dimesso da ministro della Pubblica Istruzione del ministero Cairoli, inizia a dettare alla nipote Agnese i suoi Ricordi degli anni della giovinezza, destinati a rimanere incompiuti per la sua morte prematura. Pubblicata postuma con il titolo di “La giovinezza”, frammento autobiografico, per il decisivo intervento di Pasquale Villari, l'ultima opera del critico irpino è frutto della sua forte "vocazione autobiografica", già sperimentata, con successo, in “Un viaggio elettorale”. L'azione di scavo nella memoria consente al De Sanctis di riscoprire la terra natale, la sua Morra, l'ambiente e gli affetti familiari; di ricreare il clima di serenità della sua spensierata fanciullezza. Interessato soprattutto a risalire ai fatti della sua giovinezza, il De Sanctis sposta l'obiettivo della sua operazione di scandaglio mentale alla vecchia Napoli, ma anche alla bellezza naturale e artistica della città, che lo affascina per il suo mondo culturale, le numerose scuole private e lo "Studio" del marchese Puoti, che assurge a luogo di formazione culturale e politica di un'intera generazione di intellettuali.
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Anno edizione:2017
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