Le interruzioni prende avvio dalla scoperta, da parte del protagonista, che la madre ha abortito quattro volte prima della sua nascita. Da questa rivelazione si sviluppa un doppio movimento: il tentativo di trasformare la storia in un romanzo e un viaggio reale in cui madre e figlio ripercorrono i luoghi di quelle esperienze, tra mete europee e province italiane. il libro insiste sull’ambiguità autobiografica e sulla figura dello scrittore che prova a raccontare qualcosa che sempre gli sfugge. Mi sarei aspettata un’opera più densa e drammatica, invece il tono è spesso leggero e ironico: una scelta interessante, ma che può spiazzare. La narrazione, costruita soprattutto attraverso dialoghi, è frammentata e discontinua, come a suggerire che certi argomenti non possano essere davvero esauriti. I momenti più incisivi sono quelli del viaggio nei luoghi degli aborti, in cui emerge una dimensione più cupa e desolante; proprio qui, però, lo humour tende a stridere maggiormente. Nel complesso, il libro risulta interessante e scorrevole, ma forse troppo dissonante sul piano emotivo rispetto alla profondità del tema trattato. Probabilmente, se la trama mi avesse preparata di più al tono ironico e metanarrativo, l’avrei affrontato con aspettative diverse e lo avrei apprezzato maggiormente: mi ha anche divertita, ma da un libro del genere mi aspettavo meno intrattenimento e più un coinvolgimento capace di lasciarmi qualcosa di profondo.
Le interruzioni. Romanzo provvisorio su mia madre
Libro presentato da Gabriele Ametrano nell’ambito dei titoli proposti dagli Amici della domenica al Premio Strega 2026.
Durante un pranzo Valerio scopre che la madre ha abortito quattro volte prima di averlo. Anziché elaborare la notizia, si convince che sia lo spunto imperdibile per un romanzo, e si lancia all’inseguimento di quei percorsi interrotti, con la madre e in solitudine, tra città di provincia e Londra, tra ironia e imbarazzo, tra il bisogno di capire e l’impossibilità di farlo davvero. Unica voce maschile in un coro di donne che lo contrastano, lo scoraggiano, lo sostengono, quella di Valerio è la storia di un uomo che crede di poter raccontare le più ardue questioni femminili, il quadro ampio, cosa fosse l’aborto in Italia prima del 1978, e finisce solo per scoprire i propri limiti, la distanza dalle sue emozioni, la sua incapacità di vivere. Ma tra le righe si fa spazio una minuscola scoperta affettiva, e si apre una diversa possibilità: non prendersi troppo sul serio, accettare di non sapere, smettere di spiegare.
Proposto da Gabriele Ametrano al Premio Strega 2026 con la seguente motivazione: «Le interruzioni. Romanzo provvisorio su mia madre di Simone Lisi (effequ) è una prova narrativa originale e necessaria. Da una rivelazione familiare – le gravidanze interrotte dalla madre prima della sua nascita – il protagonista intraprende un’indagine privata, affettiva e conoscitiva, tentando di dare la forma narrativa di romanzo alle scelte materne. Anche se con etimologie diverse, interruzione e aborto trovano nel loro significato e nel loro utilizzo sovrapposizioni e sfumature comuni. Lisi costruisce su queste un dispositivo romanzesco stratificato, in cui memoria, immaginazione e riflessione etica si intrecciano riportando in primo piano l’esperienza dell’aborto nell’Italia precedente alla legge 194. In un costante dialogo con un coro di voci femminili, il protagonista, a tratti cinico e scorretto, si scopre progressivamente inadeguato alla narrazione: la sua ricerca diventa così un apprendistato all’ascolto e al limite. La scrittura, lucida e inquieta, sovrappone la coscienza etica dell’io narrante all’elemento narrativo, che diventa simbolo e risposta alla domanda che tutti dovremmo farci prima o poi: sono grado di scrivere di questo argomento?»
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Anno edizione:2026
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Pagine_e_inchiostro 26 aprile 2026Le interruzioni
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