L'incontro con questo libro è stato eccellente, perchè è scritto in modo brillante e il protagonista è un critico d'arte inglese: l'arte mi affascina e il Regno Unito anche, per quello che ho visto. Procedendo nella lettura, l'ho trovato un po' incredibile: il protagonista è uno studente di Cambridge, colto, indeciso se dedicarsi alla matematica o all'arte, sceglie l'arte. Affascinante, imparentato con la regina madre, frequenta clubs esclusivi e la società degli Apostoli, un ristretto gruppo di studenti di Cambridge; ma non si prende troppo sul serio, conduce una vita bohemienne in una specie di comune. Predilige Poussin, pittore secentesco di Arcadie non del tutto inconsapevoli della loro transitorietà (Et in Arcadia ego, ricorda il teschio facendo capolino da sotto le frasche): come si fa a prediligere Poussin, mi chiedo, con tutti i pittori che hanno dipinto negli ultimi 900 anni. All'inizio della seconda guerra mondiale, mancandogli di pepe la vita, diventa una spia sovietica: per avere qualcosa di interessante da dire, prende parte al progetto Enigma di decriptazione dei messaggi nazisti in codice. Taccio per non spoilerare della vita relazionale e sentimentale. La vita gli dà qualche dispiacere e l'affoga nel gin, preferibilmente. Insomma, mi pareva il tutto un po' troppo inverosimile, per quanto scritto benissimo, con tutti i chiaroscuri che ci si aspetta da un critico d'arte e da un celebre scrittore come Banville. Inoltre, da un inglese elegante che torna inorridito da un viaggio in Russia, ci si chiede perchè mai dovrebbe fare la spia sovietica. Dopo aver chiuso il libro, ho letto la quarta di copertina e ho appreso che il protagonista Victor è quasi esattamente Anthony Blunt, protagonista di uno dei più grandi scandali del dopoguerra: critico d'arte che aveva catalogato la collezione privata di Elisabetta II, imparentato con la famiglia reale, spia sovietica e tutto il resto. Alla mia domanda risponde brillantemente Wikipedia: quel gruppo di giovani intellettuali, gli Apostoli, riteneva la politica imperialista e conservatrice del Regno Unito responsabile della povertà della classe operaia e della strage di giovani della prima guerra mondiale (the flower of England face down in the mud) e aveva provato a rimediare, diventando filo-sovietico. Non temete lo spoiler, tanto la qualità del libro trascende decisamente la quarta di copertina: è una specie di memoir della spia dopo essere stata scoperta, nella quale ripensa alla sua vita, quando volge al termine, facendo i conti in particolare con le persone care che aveva trascurato, perso nel suo egocentrismo – ma non ho ucciso nessuno, almeno, non con le mie mani -.
A partire dagli anni Trenta, un gruppo di intellettuali inglesi, formatisi all'Università di Cambridge, diede vita a una vera e propria banda di spie che si pose al servizio dell'Unione Sovietica. Da questo fatto autentico John Banville ha tratto lo spunto per il suo romanzo, dando persino all'io narrante, Victor Maskell, i connotati di una figura notissima: Sir Anthony Blunt, storico dell'arte e intimo della famiglia reale, che di quel gruppo fece parte. Il romanzo ha inizio quando Maskell, tradito da un amico, viene scoperto; da quel momento il protagonista comincia a ripercorrere la straordinaria vicenda che fu la doppia vita sua e dei compagni.
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Anno edizione:2000
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SERGIO CORTI 12 marzo 2017
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