Il libro parla di Peter Fortune, un bambino sognatore, un po' per noia, un po' perché lui stesso é un sognatore. Egli si ritrova così, nel mezzo di qualsiasi momento della sua vita, in una fantastica avventura in cui, per esempio, entra nel corpo del suo gatto, oppure, fa sparire i suoi genitori con una crema, o ancora, é già proiettato in un "Peter adulto", o, come di cono gli adulti, é solo un bambino con la testa fra le nuvole. Ho trovato "L'inventore di sogni" molto interessante e penso che parli dei cambiamenti di quando da "piccoli" si diventa "grandi". I grandi non comprendono i piccoli e i piccoli, a loro volta, non capiscono i grandi: lì, sempre seduti attorno ad un tavolo a parlare del tempo e del lavoro, mentre si sa che é più bello correre, giocare e gridare per la spiaggia in chissà quale avventura. Tuttavia, é noto che tutti i bambini devono crescere e pian piano ciascuno di loro diventa adulto, scoprendo che anche la vita da adulti é un'altra avventura e Peter lo sa.
Un bambino sogna a occhi aperti e immagina di far sparire l'intera famiglia, un po' per noia e un po' per dispetto, con un'immaginaria Pomata Svanilina; oppure sogna di poter togliere al gatto di casa la pelliccia, di farne uscire l'anima felina e di prenderne il posto, vivendone per qualche giorno la vita, soltanto in apparenza sonnacchiosa; oppure sogna che le bambole della sorella si animino e lo aggrediscano per scacciarlo dalla sua camera... Fin dalle prime pagine di questo libro ritroviamo il consueto campionario di immagini perturbanti che sono un po' il "marchio di fabbrica" di McEwan. Specialmente nella prima stagione della sua narrativa l'autore britannico ci aveva abituato a profondi e terribili scandagli nel microcosmo della famiglia, e in quei mondi chiusi e violenti i bambini e gli adolescenti giocavano sia il ruolo delle vittime e sia quello dei carnefici. Ne "I'inventore di sogni" McEwan ritorna sul luogo del delitto, ma lo fa con un tono e uno spirito completamente diversi, scegliendo il registro sereno e sdrammatizzante per definizione: quello del "racconto per ragazzi".
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Anno edizione:2009
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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FEDERICA VAN 04 gennaio 2011
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elisa pedrini 25 novembre 2010
Peter è un bambino sveglio,è piuttosto intelligente...solo che beh,non proprio tutti lo capiscono!Spesso Peter è assorto nei suoi pensieri,gli capita a volte di trovarsi in posti diversi da dove era all'inizio.Quando gli adulti lo chiamano,ad esempio l'insegnante,o i suoi genitori,lui a volte è.....diciamo così...ocupato.Un giorno sfida un compagno prepotente,un giorno si prepara ad acciuffare il ladro di quartiere,un altro giorno ancora prende il posto del suo gatto.Avventure che possono essere lette a più livelli quelle di Peter,ragazzino dalla fervida immaginazione.
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MARA BELLONI 16 settembre 2008
1994, sì, non è una nuova uscita. È un libro di tredici anni fa. Tredici anni fanno già storia, per un libro. E anche per una persona. Quanti anni avevo allora? Quasi quattordici. L’età di Peter Fortune, più o meno. L’”età ingrata”, secondo qualcuno. Un momento strano, in ogni caso. Breve, assurdo, difficile da richiamare alla memoria. Cruciale, però. Ha i contorni sfumati delle zone di frontiera, è quando cominciamo a varcare quella linea di confine che divide impercettibilmente il mondo dei bambini da quello dei grandi. Ian McEwan fotografa quest’attimo fuggente attraverso i sogni grotteschi di un ragazzino con un’immaginazione sconfinata, strappandoci alle certezze della nostra età adulta, per farci rivivere quel senso di assoluta indefinizione che ci accompagna mentre diamo il nostro addio all’infanzia, quel: “chi mai diventerò?”. Ci ritroviamo così a inseguire Peter nelle sue trasformazioni in tutto ciò che c’è di diverso da sè, di curioso, di spaventoso, arrivando infine ad assaggiare la vita detestata dei grandi e alla strabiliante scoperta che anch’essa, almeno in parte, ci riserverà delle dolcezze. L’inventore di sogni, raccondando favole, imprigiona in uno stato ipnotico fino a che non sia stato ripercorso, dal primo all’ultimo centimetro, il ponte perduto tra l’età dei bambini e l’età dei grandi. Chiudendolo sull’ultima pagina, sarà più facile guardare i noi di oggi senza malinconia e alleggerire il nostro presente del rimpianto del passato, sapendo, ormai, che “a nulla e nessuno è dato di restare fermo, non agli uomini, non all’acqua e neppure al tempo”.
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