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Lettere a Giovanni Giudici (1955-1962)
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Lettere a Giovanni Giudici (1955-1962) Camillo Sbarbaro
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Descrizione

Ad apertura di libro, ad occhio nudo, appare evidente come ai pochi, tutto sommato, documenti epistolari pubblicati, senza purtroppo il conforto delle responsive, corrispondano annotazioni abbondanti e particolareggiate. Non è un gioco accademico. Penso abbia fatto bene Francesca Colombi ad esercitare con scrupolo l'arte del commento, forse sfidando un po' il lettore, ma certamente a fin di bene. Perché un poeta esordiente ed ancora confinato in una 'couche' intellettuale periferica, come Giovanni Giudici, decide di scrivere nel 1955 ad un poeta che ha inciso le sorti di un tempo per lui remoto, cioè il primo Novecento? Un tempo che Giudici, nato nel 1924, dieci anni dopo l'uscita di 'Pianissimo', non ha vissuto con coscienza letteraria. Perché ritiene che Sbarbaro possa dargli consigli e indicargli percorsi? Sono domande che possono farci riflettere sulle linee della poesia del secondo dopoguerra italiano, ma che soprattutto ci invitano, come lettori, ad essere subito consapevoli di un percettibile disallineamento implicito nelle lettere, di una sensazione di disarmonia o, per usare una parola di Giudici, sfasamento che le accompagna.
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Dettagli

2021
1 giugno 2021
168 p., Rilegato
9788874943449

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Camillo Sbarbaro

(Santa Margherita Ligure, Genova, 1888 - Savona 1967) poeta e prosatore italiano. Visse quasi sempre in Liguria; lavorò prima in un’industria siderurgica, poi insegnò greco e latino fino a quando dovette lasciare l’insegnamento per aver rifiutato di iscriversi al partito fascista. Fu erborista di fama internazionale: le sue raccolte di licheni furono acquistate da musei europei e americani. Nel ’51 si ritirò con la sorella a Spotorno; ma si spense nell’ospedale di Savona.Esordì con le poesie di Resine, del 1911, ma si affermò con Pianissimo (1914), che attirò l’attenzione della critica e gli aprì un periodo di intensa collaborazione a riviste come «La Voce», «Quartiere latino», «La Riviera ligure». Seguirono le prose di Trucioli (1920) e Liquidazione (1928), caratterizzate da un frammentismo...

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