Lettere di prigiornieri di guerra italiani 1915-1918 - Leo Spitzer - copertina
Lettere di prigiornieri di guerra italiani 1915-1918 - Leo Spitzer - copertina
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Letteratura: Austria
Lettere di prigiornieri di guerra italiani 1915-1918
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Descrizione


Le "Lettere di prigionieri di guerra italiani" ritraggono il momento in cui le voci degli umili - da sempre relegate nell'oralità dei dialetti - si riversarono come un'ondata di piena nell'italiano scritto, spinte dalle urgenze tragiche della guerra, della fame e della lontananza. La loro comparsa segnò un punto di svolta per gli studi storici e linguistici, che si aprirono a una prospettiva dal basso sulla guerra e sulla lingua. Oggi quest'opera capitale del Novecento italiano ed europeo viene riproposta dal Saggiatore in una nuova edizione, che grazie a importanti scoperte filologiche completa le lettere con i nomi dei mittenti, finora coperti dall'oblio, e con preziose correzioni che restituiscono i testi alla loro integrità. Le Lettere non avrebbero mai visto la luce se nel settembre del 1915 Leo Spitzer, allora giovane filologo romanzo, non avesse assunto il ruolo di censore per il ministero della Guerra austro-ungarico. Il suo compito era filtrare la corrispondenza dei prigionieri italiani: una quantità immane e senza precedenti di lettere, scritte da uomini e donne poco o per nulla scolarizzati, spesso più a loro agio con gli attrezzi del lavoro che con una penna o una matita, e quasi sempre più abituati al dialetto che alla lingua. Se si sforzarono di scrivere, fu perché l'abisso tra il mondo che conoscevano e il paesaggio umano che si trovavano di fronte era troppo profondo, e troppo fragili le loro vite davanti all'enormità della guerra.

Dettagli

31 marzo 2016
481 p., Brossura
9788842822141

Conosci l'autore

Foto di Leo Spitzer

Leo Spitzer

(Vienna 1887 - Forte dei Marmi 1960) linguista e critico letterario austriaco. Professore di filologia romanza, in seguito alle persecuzioni contro gli ebrei dovette rifugiarsi in Turchia e quindi negli Stati Uniti, dove continuò a insegnare. È considerato il massimo esponente della critica stilistica. Di formazione positivista, si inserì in seguito nella corrente idealistica di Croce e Vossler, mostrando il proprio interesse per il momento creativo della lingua nel saggio La formazione delle parole come mezzo stilistico, esemplificata in Rabelais (Die Wortbildung als stilistisches Mittel, exemplifiziert an Rabelais, 1910). Rivolgendo la sua attenzione a scrittori di varie epoche, formulò un metodo critico basato sull’unità tra critica letteraria e analisi linguistica, attraverso un’attenta...

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