(Botomani 1850 - Bucarest 1889) scrittore romeno. Dopo un irregolare periodo di studi, che interruppe più volte per seguire compagnie teatrali, assunse vari e mal compensati incarichi di insegnante, bibliotecario, redattore di giornali. Ricoverato in una clinica psichiatrica, vi morì per mano di un compagno. Le sue poesie rimasero in gran parte inedite fino al 1939; un certo numero, tuttavia, fu pubblicato durante la sua vita sulla rivista «Convorbiri literare» (Conversazioni letterarie): tra esse, Venere e Madonna (1870), L’astro e Doina (1883), Venezia (1885). Le sue composizioni più importanti sono legate alle concezioni romantiche che contrappongono bene e male (Angelo e demone, 1870; Vita, 1879; Glossa, 1883; Lucifero, 1883) e alle posizioni politiche progressiste assunte da E. (L’imperatore e il proletario, 1874). Tra le opere in prosa ricordiamo le novelle fantastiche Il principe azzurro della lacrima (1870) e Il povero Dionigi (1872), e il romanzo Genio solitario, opera giovanile pubblicata postuma nel 1904. Al centro dell’opera di E., formatosi sui pensatori tedeschi (soprattutto su Schopenhauer), è il contrasto tra una concezione pessimistica della vita, sentita come inutile lotta contro l’immutabilità dell’eterno, e una fede appassionata nel popolo, nelle sue origini e nelle sue tradizioni. Questo contrasto risulta attenuato, se non superato di fatto, nella poesia maggiore, nella quale E. rielaborò temi e forme della letteratura popolare, per primo unificando i dialetti romeni ed elevandoli a dignità di lingua d’arte.