Pensiero giuridico romano e teologia cristiana tra il I e il V secolo

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Descrizione

«Nelle tre parole del titolo - Scriptores iuris Romani - dell'imponente ricerca di cui fa parte questo libro è nitidamente condensato un rovesciamento storiografico: quello intrapreso e avviato nei due volumi della Palingenesia iuris civilis di Otto Lenel, pubblicati nel 1889, che riportarono l'attenzione sugli antichi autori le cui opere erano servite a elaborare una parte molto rilevante del diritto romano. Gli specialisti sanno bene che è proprio un cambiamento totale negli studi di storia del diritto quello allora introdotto da Lenel e continuato da quanti partecipano adesso all'impresa degli Scriptores iuris Romani. "Con i nostri libri, noi cercheremo di portare avanti il suo lavoro, e, per certi versi, di dargli compimento" ha dichiarato esplicitamente Aldo Schiavone nelle pagine introduttive dell'edizione dei frammenti sopravvissuti delle opere di Quinto Mucio Scevola, discusso da Cicerone, edizione che è stata il primo frutto di questa importante impresa culturale. Lo scopo della ricerca è infatti avvicinarsi il più possibile al pensiero dei giuristi romani i cui scritti sono stati solo in parte trasmessi nel Corpus iuris civilis. Con questa realizzazione tardoantica, così denominata a partire dal Rinascimento, si lavorò infatti antologicamente sui testi degli antichi autori, che vennero condensati nei Digesta tra gli anni trenta e quaranta del VI secolo per decisione di Giustiniano, come nel cuore del medioevo ricordava Dante: «Cesare fui e son Iustiniano, che per voler del primo amor ch'í' sento, d'entro le leggi trassi il troppo e il vano», evocativa e perfetta sintesi non a caso collocata tra le prime parole del grande imperatore bizantino nel sesto canto del Paradiso...»(Dall'Introduzione)

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