A volte ritornano. Stavolta tocca ad Adolf Hitler risvegliarsi in un campo incolto, nel 2011, al centro di una Berlino estremamente diversa da quella capitale che, sessantacinque anni prima, aveva lasciato. Non c’è la guerra, c’è la modernità, con i suoi device tecnologici, i suoi supermercati, le attività in franchising, i rasoi a cinque lame, i nuovi partiti politici e, soprattutto, l’integrazione sociale. Lui, per converso, è rimasto praticamente lo stesso: nella sua divisa, nelle sue idee, nel suo modo di intendere la patria, con i suoi baffi e le sue spalline. È così identico che la gente neppure gli crede: nessuno lo riconosce, tutti credono sia solo un valente imitatore, così bravo da non uscire mai dal personaggio. Lui è quasi il peggior villain della storia passata e diventa irrimediabilmente “simpatico” nella sua più completa incapacità di adattarsi alla nuova Germania e ai nuovi tedeschi: è tutto permeato da una sottile comicità, nel voler misurare la contemporaneità con i parametri bellici del secolo precedente. È una comicità, tuttavia, destinata a far riflettere: mette, infatti, sottilmente in guardia anche da pericoli ritorni di fiamma (e la frase conclusiva ne è l’esempio). Invero, quel personaggio divertente, mai caricaturale, senza un nome “vero”, che s’aggira scorato per Berlino, non è una controfigura e non è un imitatore. È semplicemente se stesso e alla gente inizia (ritorna, rectius) anche a piacere. Dentro, ma anche fuori, lo studio televisivo.
Lui è tornato. Ediz. speciale
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È l'estate del 2011. Adolf Hitler si sveglia in uno di quei campi incolti e quasi abbandonati che ancora si possono incontrare nel centro di Berlino. Non può fare a meno di notare che la guerra sembra cessata, che intorno a lui non ci sono i suoi fedelissimi commilitoni, che non c'è traccia di Eva. Non può non sentire un forte odore di benzina esalare dalla sua divisa sudicia e logora, e non riesce a spiegarsi l'intorpidimento delle sue articolazioni e la difficoltà che prova nel muovere i primi passi in una città piuttosto diversa da come la ricordava. Regna infatti la pace, ci sono molti stranieri e una donna (sì, proprio una donna, per giunta goffa), tale Angela Merkel, è alla guida del Reich. 66 anni dopo la sua fine nel Bunker, contro ogni previsione, Adolf inizia una nuova carriera, stavolta a partire dalla televisione. Questo nuovo Hitler non è, tuttavia, né un imitatore né una controfigura. È proprio lui, e non fa né dice nulla per nasconderlo, anzi, è tremendamente reale. Eppure nessuno gli crede: tutti lo prendono per uno straordinario comico, tutti lo cercano, tutti lo vogliono, tutti lo imitano. Il mondo che Hitler incontra infatti, è cinico, spudorato, bramoso di successo e incapace di opporre qualsiasi resistenza al "nuovo" demagogo.
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Anno edizione:2016
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In commercio dal:5 maggio 2016
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Antonio Poso Zurlo 26 agosto 2026
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davide 26 marzo 2026Satira
Divertente
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P.S. 29 dicembre 2024Satira in piena regola
Il testo è l'emblema della satira nella sua forma più completa. Fa ridere e sorridere ma lascia quel sapore amaro in bocca dettato dalla consapevolezza di star ridendo di qualcosa di estremamente tragico.
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