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Memoriale - Paolo Volponi - copertina
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Descrizione


Prigioniero in Germania nell'ultima fase della Seconda guerra mondiale, vittima in prigionia di tubercolosi polmonare e tormentato fin dall'infanzia dalla inguaribile malattia della solitudine, quando viene assunto da una grande fabbrica del Nord, Albino Saluggia si illude di poter cambiare vita e finalmente di guarire da tutti i suoi mali. Ma l'ingresso nel mondo del lavoro si rivela per lui ben presto un guaio peggiore della disoccupazione e da questo momento l'esistenza di Saluggia si complica diventando un nodo di inestricabile follia. "Memoriale" (1962) è il capolavoro che sbaragliò le discussioni degli anni Sessanta sui rapporti tra letteratura e industria. La storia dell'operaio Saluggia si sottrae a qualsiasi modello ideologico e diventa, a distanza di anni, un capitolo della nostra storia.
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Dettagli

2015
Tascabile
14 gennaio 2015
274 p.
9788806225759

Valutazioni e recensioni

Franco Borasi
Recensioni: 5/5

All’inizio degli anni 60 il canavese è pienamente immerso nella vita e nelle dinamiche della grande azienda di Ivrea; la vicenda del protagonista, Albino Saluggia, si svolge tra la fabbrica (mi pare di vedere la Portineria del Pino, ad Ivrea, in via Jervis) ed il suo paesello, lungo la Serra, dove vive con la madre. Un grande romanzo industriale (ho parlato di Olivetti, ma l’autore precisa che non si descrive nessuna azienda in particolare) nel quale vengono descritte le nevrosi della fabbrica e la vita in azienda. Un viaggio nei disturbi mentali di Albino.

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Recensioni: 4/5

Questo è un libro molto difficile da catalogare e anche da commentare. Si parla di letteratura industriale ma io penso che sia solo lo sfondo in cui si dipanano le vicende. Per prima cosa si parte da uno stile niente affatto facile o scorrevole, anzi direi che in alcuni punti é persino lirico, soprattutto quando il protagonista, Albino Saluggia, fantastica sulla natura,sul lago, sulle stagioni e, sì, anche sulla fabbrica. Ma tutto la vicenda si dispiega in un drammatico e disperante soliloquio, in cui il protagonista è sopraffatto dalle sue “tare”, dalle sue manie, dai suoi conflitti interiori. La fabbrica è solo un pretesto, come lo è la sua malattia, il pretesto a quella solitudine interiore, preludio dell’incomunicabilità verso i rapporti interpersonali che il suo animo non riesce ad instaurare né nella fabbrica né fuori. Saluggia è completamente refrattario alle ideologie e ai legami seri e durevoli; la sua incrollabile sincerità, la sua mancanza di falsità, il suo perseguire imperterrito nelle proprie paranoie lo portano ad un insanabile conflitto con il mondo intero. Quel mondo intero che egli vivifica nelle macchie immaginarie sul muro cui egli dà quella importanza vitale che è tale solo nella sua immaginazione. Certo la fabbrica è una presenza ambigua e a due facce, lo aiuta e lo respinge, gli fa sperare alcune cose e poi lo fa cadere nella disperazione. Nella fabbrica non c’è quel nido, quella solidarietà, quel calore umano che forse lui si aspettava. Ma come dice bene nel finale, per lui nessuno può venire in aiuto, né uomo né ideologia politica identificabile. C’è solo un gran “male di vivere” che nulla può guarire!!!!

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Paolo Volponi

1924, Urbino

Scrittore italiano, narratore e poeta, nasce nel 1924 a Urbino, dove si laurea in Giurisprudenza nel 1947. Viene poi assunto dall’azienda Olivetti, dove svolge cariche dirigenziali e inchieste in ambito sociale. Nel 1956 viene promosso a direttore dei servizi sociali della Olivetti, posto che occuperà fino al 1971. ‹‹Passione morale e vocazione politica›› sono per Volponi i connotati salienti di un binomio arte-vita, e quindi di una scelta letteraria, che ha saputo evidenziare verità, contraddizioni e problemi del mondo contemporaneo. L’esordio come scrittore avviene con due raccolte di poesie in versi: Il Ramarro (1948), raccolta di stampo impressionista ispirata a Pascoli e D’Annunzio; e L'antica moneta (1955), nella quale...

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