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Memorie dal sottosuolo - Fëdor Dostoevskij - copertina
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1
2000
Tascabile
9 novembre 2000
144 p.
9788817865593

Valutazioni e recensioni

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MartinaRoski
Recensioni: 4/5
Bello

Forse non il libro migliore a causa dei tratti autobiografici un po' eccessivi. Entrare nella testa dell'autore può generare confusione, non è quindi un libro da leggere con disattenzione. Dostoevskij si conferma una cupa certezza da cui è bello tornare di tanto in tanto.

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lmaisto
Recensioni: 5/5
le mie memorie

E' il monologo interiore di un uomo autoesiliatosi dal mondo, nel suo antro miserabile al limite estremo di Pietroburgo; la confessione convulsa di incertezze, pulsioni distruttive, pensieri abietti e rancorosi; il racconto di alcuni episodi del suo lacerato percorso esistenziale, in una tensione esasperata e allucinata. Dostoevskij vi manifesta una capacità di indagine psichica che sembra anticipare la psicoanalisi freudiana. L' uomo del sottosuolo, come compensazione all' incapacità di instaurare relazioni, sostituisce i sogni alla realtà e si rinchiude nel proprio solipsismo nichilistico per difendersi dalla collettività che reputa mediocre. Scende negli abissi della propria psiche, il sottosuolo, e indaga la vergogna e il perverso godimento che gli procura l' umiliazione. Si rende conto di essere un uomo intelligente che vive una profonda inquietudine emotiva, desideroso di agire, ma vinto dall' inerzia dovuta alla sua " ipertrofica coscienza". E poi, si riconosce malvagio e meschino nel ricercare situazioni riprovevoli, sadico nel provocare sofferenza ai più deboli; capisce che le cause della sua inettitudine sono da ricercare nella sua coscienza, nel suo esasperare ogni cosa. In un giorno di neve " bagnata", sporca, che sembra riflettere angosce e nefandezze, rendendo le strade fangose e ostili, cerca di redimere una una prostituta prospettandole il suo futuro di miseria, malattia, morte se proseguirà quella vita. Successivamente, quando la donna smaschera la sua povertà entrando in casa sua per stabilire un legame, spinto dall 'astio, sfoga tutte le sue frustazioni su di lei umiliandola, sottraendosi così alla possibilità di riscatto dalla solitudine, risucchiato per sempre nel suo sottosuolo. E' un uomo che sceglie il dolore a discapito della razionalità perché la propria personalità è più importante della ragione; è un uomo "riflessivo" , contrapposto agli uomini d' azione, che non accetta una società preordinata che impedisca il libero arbitrio. Attraverso di lui, Dostoevskij mette in discussione la filosofia illuminista e il positivismo che indagano la natura secondo leggi deterministiche, intrappolando la volontà umana in schemi, non riuscendo a spiegare l' indicibile e l' irrazionalità della mente. "Be' che gusto c’è volere secondo una tabella ? Non basta: da uomo, si trasformerà subito in una puntina d' organo, o in qualcosa del genere; perché che è mai un uomo senza desideri, senza volontà, e senza voleri, se non una puntina nel cilindro di un organo? […] Dal formicaio le rispettabili formiche hanno cominciato e col formicaio finiranno, cosa che fa molto onore alla loro costanza e al loro carattere positivo. Ma l' uomo è un essere leggero e ingrato d' aspetto e, forse, come il giocatore di scacchi, non ama che il processo attraverso il quale raggiunge il fine, e non il fine stesso." L'uomo non può essere oggettivizzato e razionalizzato; ognuno di noi è dotato di una propria individualità in continuo sviluppo e evoluzione, in costante tensione tra l' essere e il voler essere; ognuno di noi ha un sottosuolo in cui si annidano impulsi, piaceri, fragilità, sofferenze, desideri, e Dostoevskij riesce a mostrarci tale complessità umana scavando nei meandri della psiche e mettendone a nudo l' aspetto ancipite e contraddittorio.

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Deb_
Recensioni: 5/5

consiglio, mi è piaciuto molto! In alcune parti ho faticato un po', ma dopo il primo quarto scorre molto velocemente in generale

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Recensioni

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Fëdor Dostoevskij

1821, Mosca

Figlio di un medico, un aristocratico decaduto stravagante e dispotico, crebbe in un ambiente devoto e autoritario. Nel 1837 gli morì la madre, da tempo malata, e D. venne iscritto alla scuola del genio militare di Pietroburgo, istituto che frequentò controvoglia, essendo i suoi interessi già risolutamente indirizzati verso la letteratura (risalgono a quegli anni le sue prime letture importanti: Schiller, Balzac, Hugo, Hoffmann). Diplomatosi nel 1843, rinunciò alla carriera che il titolo gli apriva e, lottando con l’indigenza e con i disagi di una salute cagionevole, cominciò a scrivere: il suo primo libro, il romanzo Povera gente (1846), che ebbe gli elogi di critici come Belinskij e Nekrasov, rivela già l’attenzione pietosa di D. per...

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