La Mite è uno dei racconti più potenti e psicologicamente densi di Fëdor Dostoevskij. E' un soliloquio frenetico, una sorta di flusso di coscienza che scava nei meandri più reconditi della psiche umana. Il protagonista davanti al cadavere ancora caldo della giovane moglie suicida, cerca di trovare un senso di ciò che è appena accaduto. Per tutto il racconto lui si interroga, parla da solo, si contraddice, si autogiustifica, facendo ricadere la colpa su di lei. Ma la sequenza dei ricordi da lui evocati, lo conduce inevitabilmente alla verità: la Mite era il suo centro vitale che lui ha distrutto con le sue stesse mani. Il protagonista è un usuraio, un uomo profondamente ferito nell'orgoglio (è un ex ufficiale cacciato dall'esercito per un presunto atto di codardia). Per compensare il suo senso di inferiorità verso il mondo, vuole apparire agli occhi della moglie come un uomo superiore. Non usa la violenza ma il silenzio come arma di potere e strumento di tortura psicologica nei confronti della moglie. Lui pensava che "comprando" la ragazza (salvandola dalla miseria) e "educandola" con il suo silenzio, lei sarebbe diventata un'estensione della sua volontà. Credeva che negandole l'affetto e imponendole regole rigide, l'avrebbe "piegata" a una forma di controllo assoluto. Ma quando lei si lancia dal balcone capisce che l'anima umana ha una dignità e non si può né possedere, né addestrare. Se una persona può arrivare a uccidersi pur di non essere "tua", allora tu non hai mai posseduto nulla. L'amore non è possesso ma riconoscimento dell'altro e senza questo riconoscimento l'altro scompare e noi rimaniamo soli in una terra che non è più un luogo di vita ma una "prigione"; la tomba di chi non ha saputo amare. Il protagonista capisce che la realtà non esiste senza l'amore; il mondo non è fatto di atomi e di leggi ma di relazioni e affetti. Senza il legame con lei tutto ciò che resta è materia morta. La Mite era la "luce" che illuminava il suo intero universo.
La mite
«Perché questa donna è morta?» Sconvolto davanti al cadavere ancora caldo della moglie, un uomo si interroga sul suo suicidio. Veniamo così a conoscenza del loro primo incontro, del matrimonio, delle liti. In un susseguirsi di sensi di colpa e autoassoluzioni, affiora dal magma indistinto dei ricordi la storia di un legame doloroso, di un amore appassionato e crudele, a tratti meschino. Apparso per la prima volta nel 1876, La mite è, insieme alle Notti bianche, il racconto più ispirato di Fëdor Dostoevskij: attraverso un’analisi acutissima e spietata, apre vertiginosi squarci sui meandri della psiche umana, senza lasciare scampo.
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Lingua:Italiano
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Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Michela 24 marzo 2026L'amore non è possesso ma la luce che illumina l'intero universo
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Gi 21 febbraio 2025bel racconto
Secondo libro che leggo dell’autore, molto carino, nessuna storia eccelsa però vale la pena di leggerlo
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Rebecca 28 ottobre 2024ci sta.
Primo approccio con la letteratura russa. Ci sta.
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