Un libro ben scritto, come del resto tutti quelli di Lia Levi. E lieve, sebbene tratti di una tematica così spiacevole come la perdita del lavoro. Un testo nel quale tante persone oggi potrebbero ritrovarsi, soprattutto le donne. Finale che non piacerà alle cosìdette femministe.
Un giorno la quarantenne Beatrice apprende di aver perso il suo posto di lavoro. Uno sconvolgimento che andrà a incidere non solo sulle finanze della famiglia, ma soprattutto sul suo equilibrio e sui suoi rapporti con il marito Matteo e la figlia Veronica. L'affannosa e frustrante ricerca di un nuovo lavoro costituisce il filo conduttore di una vicenda che è un ritratto crudele e umoristico di tic e debolezze della società contemporanea e specialmente di quella parte di borghesia del cosiddetto "ceto evoluto". Finché un giorno un bambino venuto da lontano accenderà in Beatrice un inaspettato e insopprimibile slancio amoroso capace di cancellare tutto il resto. Ma questo incontro segna anche il precipitare della sua crisi.
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Milano, Edizioni E/O 2005,cm.13,5x21, pp.214, brossura copertina figurata a colori. Coll.Dal Mondo.
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