Narciso. Variazioni sul mito
Proteso verso la superficie di una fonte, un ragazzo scorge un volto bellissimo e perdutamente se ne innamora. Il suo nome è Narciso e quel volto non è altro che l’inconsistente riflesso di se stesso: un’illusione, un inganno crudele che lo sguardo del giovane non sa riconoscere. Questa celebre variante, consegnata alla cultura europea dal poeta latino Ovidio, non è l’unica a raccontare la passione impossibile di Narciso. La tradizione greca tramanda la storia dell’adolescente che subisce l’autoinnamoramento come punizione inflitta dal dio Eros per aver respinto l’amore di un altro uomo, o anche quella del Narciso gemello, che ritrova nello specchio dell’acqua l’immagine della sorella scomparsa. In tutti i casi, non è un “Narciso” nell’accezione moderna del termine che possiamo riconoscere in questi antichi racconti. Fra le innumerevoli variazioni con cui il mito si è ripresentato nel corso dei secoli, è la favola di La Fontaine a immortalare il “Narciso” per antonomasia. La voce dei poeti simbolisti lo celebra come figura rappresentativa dell’arte poetica e delle tensioni che si instaurano tra l’io e il canto. Miraggi, ombre e raddoppiamenti popolano, infine, i versi dei poeti del Novecento, presso i quali il mito di Narciso (evocato dichiaratamente o soltanto in maniera implicita) più che mai rivela la capacità di rigenerarsi in forme sempre nuove.
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Anno edizione:2026
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