Avevo delle aspettative altissime; non sono state mantenute.
Non scrivere di me
«Veronica Raimo dà conto di un io che si frantuma e che si cerca: un romanzo femminista.» - Teresa Ciabatti, La Lettura
«Questo amore tutto sbagliato finisce male, malissimo, ma non il libro. Che chiude con un abbraccio sbilenco, quello di cui tutte noi abbiamo bisogno.» - Elena Stancanelli, Il Foglio Review
«Con una scrittura bellissima, fatta di spigoli e pure di lividi, Raimo mette mano alla più indicibile, scabrosa e contemporanea delle speranze: quella di veder tornare lui, nonostante tutto. Quella che tutto cambi, purché tutto resti uguale.» - Valentina Farinaccio, D di Repubblica
«Che sorpresa e che sberla. Non c'è un'altra scrittrice altrettanto brava a liberare le donne dalla Donna. Grazie. P.S. Leggendo si ride anche, e parecchio, come sempre con i libri di Veronica Raimo.» - Simonetta Sciandivasci, Tuttolibri
«Raimo racconta una vulnerabilità quasi intollerabile e dà una voce inedita al desiderio e alla vergogna.» - Edoardo Vitale, Domani
p>«La lingua dell'autrice, tagliente ed estenuata, intacca la superficie delle cose, appiccicandosi ai dettagli.» - Filippo La Porta, RobinsonDennis May è morto. Per il mondo è una notizia tra le tante, per S. è il finale sbagliato della propria storia. Dennis è stato l’oggetto della sua devozione e l’artefice della sua umiliazione, la possibilità di immaginare un’altra vita e l’infinito autoinganno. Se oggi S. fa la cameriera e disprezza quasi tutto è a lui che lo deve. O forse è solo un alibi.
Con una voce magnetica, tenera e spiazzante, Veronica Raimo racconta lo scandalo del desiderio che si annida nel trauma, il ridicolo che si accompagna alla tragedia, il dubbio che a definire la nostra storia – più ancora di quanto è accaduto – sia quello che, nell’ottundimento della rabbia o dell’amore, continuiamo ad aspettare.
«È il senso costante di reversibilità a causare dolore, l’idea che possiamo ancora cambiare le cose».
L’ultima volta che ha visto Dennis May dal vivo – Dennis May vivo – S. aveva addosso dei jeans scuri e una maglia color smeraldo. Ora quei vestiti sono sepolti in cantina, pezzo forte di una collezione degli orrori insieme a un Nokia con i messaggi di Dennis e una locandina autografata di Lark, il film che lo aveva trasformato in un attore e regista di culto. Dentro quell’innamoramento collettivo S. ha camuffato la propria devozione, proteggendola con la tenacia di un cane da guardia perché nulla potesse scalfirla: né le stroncature ai film di Dennis, né i suoi silenzi e le sue fughe, né le dichiarazioni imbarazzanti alla stampa. L’ha protetta persino quando, nella stanza di un albergo a Roma, Dennis l’ha violentata per poi sparire dalla sua vita. E l’ha protetta quando ha temuto che ad altre donne, in altre stanze, potesse essere accaduta la stessa cosa. Oggi S. ha trentacinque anni, fa la cameriera in un bar, e non ha mai smesso di aspettare che Dennis tornasse per offrirle un’altra possibile versione della loro storia. Ha abbandonato il sogno di scrivere, ma legge il mondo con un’intelligenza corrosiva e un’ironia brutale che forse rivela l’esatta collocazione della ferita. Il suo è un curriculum fatto di inciampi, autosabotaggi, legami interrotti. Come l’amore incerto con Gionata, che ancora rimpiange, o la relazione burrascosa con Lorenzo, che si è innamorato di lei per quello che poteva diventare ma solo a patto che non lo realizzasse davvero, o l’amicizia con Agnese, che dice sì a tutto ma non fa mai domande, neppure quelle che a dirle ad alta voce cambierebbero molte cose. Ma adesso che Dennis May è morto, adesso che non c’è più niente da aspettare, può darsi che sia il tempo di smettere di fare la guardia, e tornare con qualcuno in quella stanza, per trovare le parole. Si dirà, di questo libro, che è un romanzo sull’ossessione amorosa e sulle narrazioni tossiche che condizionano le nostre vite, un romanzo sul fallimento e sul suo potere di seduzione, sulla scrittura e sulla vergogna, sull’ambiguità con cui la vittima abita il suo ruolo, sulla nostra idea di giustizia, su un certo modo fragile e rabbioso di essere uomini, sulla sorellanza. Si dirà tutto questo e sarà vero ma non ancora a fuoco: ci sono tanti modi di intercettare le grandi questioni del nostro presente, quello di Veronica Raimo è la letteratura.
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Anno edizione:2026
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Elisabetta 01 giugno 2026
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SIRI 26 maggio 2026Non chiede il permesso
Un libro che non chiede permesso. Amore e violenza mescolati senza che si capisca dove finisce uno e inizia l'altra. Il confine non viene spiegato, non viene risolto. E questa è la scelta più onesta del romanzo. La scrittura è spietata senza essere crudele. Raimo guarda i suoi personaggi con un'ironia che non perdona nessuno, men che meno la protagonista. Si ride, a tratti. E ci si sente in colpa per averlo fatto. Il finale non risolve: apre.
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Mr_Nicola 13 maggio 2026Da leggere
Un romanzo che tratta una tematica molto delicata, la narrazione è avvincente e ti prende. Mi è piaciuta l'analisi della protagonista e il suo punto di vista
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