"Bramavo vicinanza e compassione, bramavo l' amore incondizionato di ogni persona a cui volevo bene, nessuno di loro superò la prova". S. è un condizionale. Vorrebbe scrivere un libro, laurearsi, realizzare i propri sogni incerti. È soltanto di fronte a Dennis May che il suo tempo verbale diventa imperativo. Deve conoscerlo, amarlo, soprattutto deve farsi amare. Il futuro, meno clemente, le dona un presente fatto di speranze, attese che la rendono incerta, improvvisata di fronte a un sentimento che la domina totalmente. Credo che ciascuno di noi, almeno una volta nella vita, abbia nutrito un'ossessione con intento bonario verso qualcuno, salvo poi accorgersi diversi anni dopo della malsana tossicità contenuta in quei pensieri apparentemente innocui. S. non se ne rende conto, fino a quando quel chiodo fisso non la crocifigge con una violenza inaudita. Quell' evento, diventa uno scudo con il quale proteggersi e allo stesso tempo annegare, di fronte alle possibilità infinite di salvezza. Per S. tutto è nero e sfocato. L' amore desiderato si trasforma in disperazione. Ricerca di giustificazione di fronte a un' innegabile pochezza di sentimenti. "Non scrivere di me" è un libro complesso nella sua bellezza. Punta a far riflettere su quanto a volte le persone intorno a noi cerchino di comunicarci il loro malessere, con atteggiamenti probabilmente sbagliati che tuttavia confermano la nostra mancanza di empatia e sensibilità, l' essere centrati e concentrati sul nostro egoismo. Forse S. avrebbe semplicemente avuto bisogno di un abbraccio e di un po' di comprensione per sentirsi di nuovo viva. Ho apprezzato tanto questo libro ma anche e soprattutto la scrittura dell' autrice. Una voce fuori dal coro, una penna elegante, con ragionamenti introspettivi, raffinati. Termini ricercati e affascinanti che arricchiscono il lettore culturalmente e mentalmente. Probabilmente non nelle corde di tutti, andrebbe letto lasciandosi semplicemente trasportare dalla protagonista e dal suo fluire senza regole.
Non scrivere di me
«Veronica Raimo dà conto di un io che si frantuma e che si cerca: un romanzo femminista.» - Teresa Ciabatti, La Lettura
«Questo amore tutto sbagliato finisce male, malissimo, ma non il libro. Che chiude con un abbraccio sbilenco, quello di cui tutte noi abbiamo bisogno.» - Elena Stancanelli, Il Foglio Review
«Con una scrittura bellissima, fatta di spigoli e pure di lividi, Raimo mette mano alla più indicibile, scabrosa e contemporanea delle speranze: quella di veder tornare lui, nonostante tutto. Quella che tutto cambi, purché tutto resti uguale.» - Valentina Farinaccio, D di Repubblica
«Che sorpresa e che sberla. Non c'è un'altra scrittrice altrettanto brava a liberare le donne dalla Donna. Grazie. P.S. Leggendo si ride anche, e parecchio, come sempre con i libri di Veronica Raimo.» - Simonetta Sciandivasci, Tuttolibri
«Raimo racconta una vulnerabilità quasi intollerabile e dà una voce inedita al desiderio e alla vergogna.» - Edoardo Vitale, Domani
p>«La lingua dell'autrice, tagliente ed estenuata, intacca la superficie delle cose, appiccicandosi ai dettagli.» - Filippo La Porta, RobinsonDennis May è morto. Per il mondo è una notizia tra le tante, per S. è il finale sbagliato della propria storia. Dennis è stato l’oggetto della sua devozione e l’artefice della sua umiliazione, la possibilità di immaginare un’altra vita e l’infinito autoinganno. Se oggi S. fa la cameriera e disprezza quasi tutto è a lui che lo deve. O forse è solo un alibi.
Con una voce magnetica, tenera e spiazzante, Veronica Raimo racconta lo scandalo del desiderio che si annida nel trauma, il ridicolo che si accompagna alla tragedia, il dubbio che a definire la nostra storia – più ancora di quanto è accaduto – sia quello che, nell’ottundimento della rabbia o dell’amore, continuiamo ad aspettare.
«È il senso costante di reversibilità a causare dolore, l’idea che possiamo ancora cambiare le cose».
L’ultima volta che ha visto Dennis May dal vivo – Dennis May vivo – S. aveva addosso dei jeans scuri e una maglia color smeraldo. Ora quei vestiti sono sepolti in cantina, pezzo forte di una collezione degli orrori insieme a un Nokia con i messaggi di Dennis e una locandina autografata di Lark, il film che lo aveva trasformato in un attore e regista di culto. Dentro quell’innamoramento collettivo S. ha camuffato la propria devozione, proteggendola con la tenacia di un cane da guardia perché nulla potesse scalfirla: né le stroncature ai film di Dennis, né i suoi silenzi e le sue fughe, né le dichiarazioni imbarazzanti alla stampa. L’ha protetta persino quando, nella stanza di un albergo a Roma, Dennis l’ha violentata per poi sparire dalla sua vita. E l’ha protetta quando ha temuto che ad altre donne, in altre stanze, potesse essere accaduta la stessa cosa. Oggi S. ha trentacinque anni, fa la cameriera in un bar, e non ha mai smesso di aspettare che Dennis tornasse per offrirle un’altra possibile versione della loro storia. Ha abbandonato il sogno di scrivere, ma legge il mondo con un’intelligenza corrosiva e un’ironia brutale che forse rivela l’esatta collocazione della ferita. Il suo è un curriculum fatto di inciampi, autosabotaggi, legami interrotti. Come l’amore incerto con Gionata, che ancora rimpiange, o la relazione burrascosa con Lorenzo, che si è innamorato di lei per quello che poteva diventare ma solo a patto che non lo realizzasse davvero, o l’amicizia con Agnese, che dice sì a tutto ma non fa mai domande, neppure quelle che a dirle ad alta voce cambierebbero molte cose. Ma adesso che Dennis May è morto, adesso che non c’è più niente da aspettare, può darsi che sia il tempo di smettere di fare la guardia, e tornare con qualcuno in quella stanza, per trovare le parole. Si dirà, di questo libro, che è un romanzo sull’ossessione amorosa e sulle narrazioni tossiche che condizionano le nostre vite, un romanzo sul fallimento e sul suo potere di seduzione, sulla scrittura e sulla vergogna, sull’ambiguità con cui la vittima abita il suo ruolo, sulla nostra idea di giustizia, su un certo modo fragile e rabbioso di essere uomini, sulla sorellanza. Si dirà tutto questo e sarà vero ma non ancora a fuoco: ci sono tanti modi di intercettare le grandi questioni del nostro presente, quello di Veronica Raimo è la letteratura.
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Anno edizione:2026
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Federica 10 marzo 2026Raffinato
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parramattagirl 04 marzo 2026Mi è piaciuto molto
“Mi viene da piangere. Posso tornare lí anche ora. È tutto presente, vivido, come le cose che non esistono piú, e per questo esistono, sempre.” Veronica Raimo lascia da parte il sarcasmo per un’ironia amara e dolorosa per raccontare la storia di una cotta un po’ stupida per una celebrità che diventa ossessione e poi trauma. Un handicap che si porta dietro per anni, che la ostacola e diventa alibi dei suoi fallimenti e dei suoi progetti incompiuti. Le emozioni sanno legittimarti e trainarti dove non devi andare o dove non avevi il coraggio di andare finché è troppo tardi e ti sei persa. A quel punto non resta che fermarti, smettere di fare le domande a te stessa e chiedere le risposte agli altri.
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