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Omero, Iliade
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Omero, Iliade - Alessandro Baricco - copertina
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Omero, Iliade Alessandro Baricco
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Descrizione

Questo volume nasce da un progetto di rilettura del poema omerico destinato alla scena teatrale. Baricco smonta e rimonta l'Iliade creando ventun monologhi, corrispondenti ad altrettanti personaggi del poema e al personaggio di un aedo che racconta, in chiusura, l'assedio e la caduta di Troia. L'autore "rinuncia" agli dei e punta sulle figure che si muovono sulla terra, sui campi di battaglia, nei palazzi achei, dietro le mura della città assediata. Tema nodale di questa sequenza di monologhi è la guerra, la guerra come desiderio, destino, fascinazione, condanna. Un'operazione teatrale e letteraria insieme, dalla quale emerge un intenso sapore di attualizzazione, riviviscenza, urgenza, anche morale e civile.
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Dettagli

2013
Tascabile
24 gennaio 2013
Brossura
9788807881435
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Indice


Le prime frasi del libro

Poche righe per spiegare come è nato questo testo. Tempo fa ho pensato che sarebbe stato bello leggere in pubblico, per ore, tutta l'Iliade. Quando ho trovato chi era disposto a produrre l'impresa (Romaeuropa festival, a cui successivamente si sono aggiunti TorinoSettembreMusica e Musica per Roma) mi è subito parso chiaro che, in realtà, così com'era, il testo era illeggibile: ci sarebbero volute una quarantina di ore e un pubblico davvero molto paziente. Così ho pensato di intervenire, per adattarlo a una lettura pubblica. C'era da scegliere una traduzione - tra le tante, autorevoli, disponibili in italiano - e ho scelto quella di Maria Grazia Ciani (pubblicata da Marsilio) perché era in prosa e perché, stilisticamente, era vicina al mio sentire. E poi ho fatto una serie di interventi.

Per prima cosa ho praticato dei tagli per ricondurre la lettura a una durata compatibile con la pazienza di un pubblico moderno. Non ho tagliato, quasi mai, delle scene intere, ma mi sono limitato, per quanto era possibile, a togliere le ripetizioni, che nell'Iliade sono numerose, e ad asciugare un po' il testo. Ho cercato di non riassumere mai e di creare piuttosto delle sequenze più stringate usando sezioni originali del poema. Per cui i mattoni sono quelli omerici, ma il muro risulta più essenziale.
Ho detto che non ho quasi mai tagliato scene intere:
questa è la regola, ma devo citare l'eccezione più evidente: ho tagliato tutte le apparizioni degli dei. Come si sa, gli dei intervengono abbastanza spesso, nell'Iliade, per indirizzare gli eventi e sancire l'esito della guerra. Sono forse le parti più estranee alla sensibilità moderna, e sovente spezzano la narrazione, disperdendo una velocità che, invece, avrebbe dell'eccezionale. Non le avrei comunque tolte se fossi stato convinto che erano necessarie. Ma - per quanto sia brutto dirlo - non lo sono. L'Iliade ha una sua forte ossatura laica che sale in superficie appena si mettono tra parentesi gli dei. Dietro al gesto del dio il testo omerico cita quasi sempre un gesto umano che raddoppia il gesto divino e lo riporta, per così dire, in terra. Per quanto i gesti divini tramandino l'incommensurabile che spesso si affaccia nella vita, l’Iliade mostra un'ostinazione sorprendente a cercare, comunque, una logica degli eventi che abbia l'uomo come ultimo artefice. Se quindi si tolgono gli dei da quel testo, quel che resta non è tanto un mondo orfano e inspiegabile, quanto un'umanissima storia in cui gli uomini vivono il proprio destino come potrebbero leggere un linguaggio cifrato di cui conoscono, quasi integralmente, il codice. In definitiva: togliere gli dei dall'Iliade non è probabilmente un buon sistema per comprendere la civiltà omerica: ma mi sembra un ottimo sistema per recuperare quella storia riportandola nell'orbita delle narrazioni a noi contemporanee. Come diceva Lukács: il romanzo è l'epopea del mondo disertato dagli dei.

Il secondo intervento che ho fatto è sullo stile. Già la traduzione della signora Ciani usa un italiano vivo, più che un linguaggio da filologi. Ho cercato di proseguire in quella direzione. Da un punto di vista lessicale ho cercato di eliminare tutti gli spigoli arcaici che allontanano dal cuore delle cose. E poi ho cercato un ritmo, la coerenza di un passo, il respiro di una particolare velocità e di una speciale lentezza. L'ho fatto perché credo che ricevere un testo, che viene da così lontano, significhi sopra ogni cosa cantarlo con la musica che è nostra.
Il terzo intervento è più evidente, anche se poi non così importante come sembra. Ho girato la narrazione in soggettiva. Ho scelto una serie di personaggi dell'Iliade e ho fatto loro raccontare la storia, sostituendoli al narratore esterno, omerico. Per lo più è una faccenda puramente tecnica: invece che dire “il padre prese la figlia tra le braccia”, nel mio testo c'è la figlia che dice “mio padre mi prese tra le braccia”. È evidentemente un'accortezza dettata dalla destinazione del lavoro: in uno spettacolo di lettura pubblica, dare al lettore un minimo di personaggio a cui appoggiarsi lo aiuta a non scolorirlo nell'impersonalità più noiosa. E per il pubblico di oggi ricevere la storia da chi l'ha vissuta rende più facile l'immedesimazione. Quarto intervento: naturalmente non ho resistito alla tentazione e ho fatto alcune, poche, aggiunte al testo. Qui, nella stampa, le troverete in corsivo, in modo che non ci siano equivoci: sono come restauri dichiarati, in acciaio e vetro, su una facciata gotica. Quantitativamente, sono interventi che coprono una percentuale minima del testo. Per lo più riportano in superficie sfumature che l'Iliade non poteva pronunciare ad alta voce ma nascondeva tra le righe. A volte riprendono tessere di quella storia tramandate da altre narrazioni posteriori (Apollodoro, Euripide, Filostrato). Il caso più evidente, ma in certo modo anomalo, è l'ultimo monologo, quello di Demòdoco. Come si sa l'Iliade finisce con la morte di Ettore e con la restituzione del suo corpo a Priamo: non c'è traccia del cavallo e della caduta di Troia. Pensando alla lettura pubblica, però, mi sembrava perfido non raccontare come quella guerra fosse poi, finalmente, finita. Così ho preso una situazione che viene dall'Odissea (libro VIII: alla corte dei Feaci un vecchio aedo, Demòdoco, canta la caduta di Troia davanti a Ulisse) e le ho versato dentro, per così dire, la traduzione di alcuni passi de La presa di Ilio di Trifiodoro: un libro, non privo di una sua eleganza post-omerica, che risale forse al quarto secolo dopo Cristo.

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Non sono mai stata attratta particolarmente dall’iliade, per questo non pensavo che un libro del genere potesse piacermi... ed invece,Baricco è riuscito a sorprendermi! Lettura molto interessante, che è caratterizzata dal punto di vista dei personaggi in costante cambiamento: ogni capitolo,infatti,viene narrato dal punto di vista di un personaggio in particolare, Elena,Criseide,Ettore... ed è stato proprio questo particolare che, dal mio punto di vista,ha trasformato completamente l’opera,facendomi calare in una delle più belle atmosfere della letteratura...

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Recensioni: 4/5

Resta il dilemma se sia un sacrilegio modificare e snellire, rendere più moderno e accessibile un totem della letteratura mondiale - e quindi in un certo senso snaturarlo - o si debba rassegnarsi a relegarlo all'interno di quegli universi nominati ma sconosciuti. Il lavoro di Baricco in questo caso è lodevole proprio perchè se ne infischia delle critiche a cui va incontro. Apre uno scrigno e permette a tutti di raccoglierne il contenuto a piene mani. Per chi dopo la lettura volesse approfondire può sempre passare all'edizione tradizionale.

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Recensioni: 3/5

Dopo dieci anni di battaglie, la guerra di Troia sta per volgere alla fine. Molti crederanno inopportuno avvicinarsi ad un testo noto - ahinoi! - sin dalla prima adolescenza, di quando a scuola l’insegnante di lettere interrogava il malcapitato sulle grandi gesta eroiche cantate negli immortali - e quasi infiniti - versi di Iliadi, Odissee, Eneidi e via dicendo. Altri potranno dire che con “Omero, Iliade” il caro Baricco abbia scelto il poema omerico per andare sul sicuro, per esser certo, cioè, di vendere il libro se non altro ai curiosi e ai cultori del genere - magari a tutti i prof di lettere, no? - desiderosi di vedere come lo scrittore avesse adattato ed elaborato l’ira del Pelide Achille in modo tale da renderlo digeribile a qualche giovane abitante di questi tempi tecnologici. Infine ci sarà stato chi ha acquistato il libro solo per la firma. Che dire a costoro? Sicuramente nessuna delle tre categorie rimarrà delusa. Gli ex studenti di ogni ordine e grado tireranno un sospiro di sollievo: questa Iliade non è come quell’altra! Nessuna difficoltà con parafrasi, parole in disuso. Sembra, anzi, che finalmente tante cose del testo originale siano diventate più chiare. I professori, se amanti delle sperimentazioni didattiche, potrebbero trovare un valido alleato nelle loro lezioni di letteratura classica. Ad esempio, si potrebbe drammatizzare facilmente e con poche energie. A questo, del resto, ha puntato proprio l’autore, suddividendo il testo in ventuno voci, ventuno narratori. Infine, a chi credeva che Baricco fosse andato sul sicuro, non posso che dire: giusto! Ricordiamo tutti la storia e non è il caso, quindi, di ripercorrerla.

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Alessandro Baricco

1958, Torino

Nasce a Torino il 25 gennaio 1958. Si laurea in Filosofia con una tesi in Estetica e studia contemporaneamente al Conservatorio dove si diploma in pianoforte. L’amore per la musica e per la letteratura ispireranno sin dagli inizi la sua attività di saggista e narratore.Come saggista esordisce con Il genio in fuga. Due saggi sul teatro musicale di Gioacchino Rossini (Il Melangolo, 1988; Einaudi, 1997). Castelli di rabbia (Rizzoli, 1991; Universale Economica Feltrinelli, 2007), suo primo romanzo, Premio Selezione Campiello e Prix Médicis Etranger, è un’autentica rivelazione nel panorama della letteratura italiana e ottiene il consenso della critica e del pubblico. Seguono Oceano Mare (Rizzoli, 1993; Universale Economica Feltrinelli, 2007), Premio Viareggio e...

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