L'Oro di Napoli - Giuseppe Marotta - ebook
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L'Oro di Napoli
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Descrizione


Pane, olio e sale: di questo sono composti i brani dell'"Oro di Napoli", di un sapore fondamentale d'infanzia e giovinezza, che salta fuori con croste secche e avanzi da cassetti inaspettati, sfamando e deliziando con il suo sottilissimo velo di grasso. In questi racconti, pubblicati dal 1942 sul "Corriere della Sera" e primi a incontrare il favore del grande pubblico, Marotta mette in scena la vita nei bassi napoletani, tracciando una sorta di propria "biografia in pubblico": le vicende dello studente, dell'operaio del gas e dell'aspirante scrittore si allargano per i vicoli e le piazze, a comprendere i guappi, le cameriere, i vetturini e i nobili decaduti che la città popolano e vivificano. In un neorealismo privo di ideologia o di politica, Marotta disegna un quadro composto da descrizioni fulminee, da buoni e cattivi sentimenti, dall'etica corale della città intera: una combinazione travolgente, trasposta sul grande schermo dal genio cinematografico di Vittorio de Sica.

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Tutti i dispositivi (eccetto Kindle) Scopri di più
259 p.
Reflowable
9788858657348

Valutazioni e recensioni

  • Renzo Montagnoli

    Il libro consta di 36 brevi racconti, degli autentici quadri in cui l’autore ritrae splendidamente paesaggi e atmosfere di una città che ogni giorno muore per poi rinascere. Credo che nessun altro libro sia in grado di descrivere così precisamente l’autentico spirito dei napoletani, legati indissolubilmente alla loro città tanto che viene da pensare che Napoli non ci sarebbe se non ci fossero i napoletani. E’ un vincolo talmente stretto che induce la gente a vivere in ristrettezza o quasi di niente per il puro piacere di vivere lì; certo ci sono racconti che sembrano ben poco realistici, tanto dall’indurre a pensare che l’autore se li sia inventati, e invece sono veri, anche laddove possono sembrare falsi, perché in questa eterna città tutto ciò che altrove pare parto di fantasia si realizza sotto gli occhi e se proprio non è esistito l’abitante di una casa bombardata che si è adattato a vivere nella buca provocata dall’esplosione della bomba, si può star certi che nell’arte di arrangiarsi i napoletani sono insuperabili. La Napoli dei miracoli, veri o falsi, in cui tanto la gente vuole credere per fuggire l’amara e dolorosa verità di ogni giorno, la Napoli delle viuzze, delle piazzette dove il sole con estremo sforzo riesce ad arrivare, questa è Napoli: miseria e splendore, intensa sofferenza interiore che esplode in quelle che riteniamo originalità, ma che di fatto rappresentano uno sfogo, come quella dimestichezza con la morte che, se serve a esorcizzarla, consente comunque di rendersi conto che non è altro che una tappa della vita. In tal senso richiamo l’attenzione su Ninna nanna a una signora, in cui Don Alfonso Corrado Mazzullo conversa con la morte e le dice queste profonde parole: “Volevo morire quando nacqui, per avvolgimento del cordone ombelicale intorno al collo, mi fu concesso? Volevo morire di emottisi a tredici anni, ne ebbi maniera? Volevo morire cento altre volte. Ora spetta a me decidere: ora sono io che non voglio.” E’ un capovolgimento dei ruoli, è l’illusione di poter diventare artefici del proprio destino e che nella sofferta condizione di predestinati fa sì che nei napoletani ci sia un filo di speranza, sempre e ovunque presente, con quel desiderio di potersi rialzare dopo ogni caduta, non disgiunto da una pazienza infinita che consente di sopportare tutto pur di non perdere questa speranza. Sono trentasei racconti, sono pagine che, oltre che appassionare, entusiasmano, anche quando si tratta di ricordi personali dell’infanzia povera dell’autore, come nel caso di I parenti ricchi, parenti serpenti verrebbe da dire nel leggerlo, ma la prosa che più di tutte spiega così bene lo spirito dei napoletani è proprio L’oro di Napoli, con Don Ignazio Ziviello che riesce a rialzarsi dopo ogni caduta della vita, che ogni volta sembra sia quella buona, ultima, definitiva, un’autentica morte morale civile, da cui tuttavia ne esce, risorge, come un’ araba fenice. Da leggere, è più che consigliato.

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Giuseppe Marotta

1902, Napoli

Giuseppe Marotta è stato uno scrittore italiano, nato a Napoli. Si trasferì a Milano nel 1925, dove si dedicò al giornalismo. È noto per i suoi racconti, specie d’ambiente napoletano, intessuti di umorismo, di fine osservazione dei fatti e dei caratteri, di un’abbondante ma non corriva vena sentimentale. Si ricordano L’oro di Napoli (1947), da cui venne tratto l’omonimo film di De Sica, A Milano non fa freddo (1949), Gli alunni del sole (1952), Coraggio, guardiamo (1953), Gli alunni del tempo (1960). Delle sue commedie, scritte in collaborazione con B. Randone, la più nota è Il califfo Esposito (1956).Fonte immagine: copertina libro Quattro novelle e un intermezzo di liriche (La scuola di Pitagora, 2010)

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