‘La passione secondo G. H.’ è un libro ‘mitraglietta’ in cui il lettore ha l’irrituale funzione di traghettatore della scrittrice verso la confessione dell’inconfessabile, abissale, profondità umana. Lo stile è unico: un flusso di coscienza sul filo della follia in cui perdersi tra frasi da sottolineare e inattese tessiture di trama perfettamente ricucite dall’ago invisibile di un’astuta macumbeiras. Stupisce l’uso di neologismi densissimi e punteggiatura personale che sembra adattarsi come un guanto alla galoppata delle pagine verso il finale a spirale che, sapiente, riannoda la trama di un vivere invivibile. Altissimo.
La passione secondo G. H.
“Come definire questo libro che da molti è considerato il capolavoro di Clarice Lispector? Forse, la definizione più adeguata potrebbe essere quella di confessione estatica, così come fu elaborata da Martin Buber. La volontà di dire dell’estatico ‘non è solo impotenza e balbettio: è anche forza, è anche melodia. L’estatico vuole creare una memoria per l’estasi che non lascia traccia: vuole salvare, nel tempo, ciò che non ha tempo’.” Emanuele Trevi G.H., scultrice e donna dell’alta borghesia, vive in un appartamento ordinato e controllato, specchio della propria identità. Una mattina, spinta da un impulso pratico ma anche inquieto, decide di entrare nella stanza della domestica, che immagina buia e sporca; invece si stupisce di vederla pulita, asettica, invasa da una luce impersonale. Uno strano malessere inizia a farsi strada in lei, fino al momento in cui, aprendo l’anta dell’armadio, vi trova un’enorme blatta. Schiacciarla è un istinto, una necessità. Ed è anche un evento fatalmente ordinario. Eppure, la vista dello scarafaggio ferito – della materia viva che fuoriesce dall’esoscheletro ammaccato – innesca in lei un vertiginoso movimento interiore, che è insieme perdita e ricerca di sé. A partire da quell’evento infimo e mostruoso, G.H. è costretta a chiedersi chi è, se esista davvero come persona o se non sia piuttosto una forma provvisoria, uno sguardo tra gli sguardi. O se, ancora, non sia solo un’incarnazione qualunque della vita, fatta della stessa materia molle e sacra che pulsa nella blatta che ha ucciso. Clarice Lispector firma uno dei più perturbanti romanzi del Novecento, un’interrogazione sul senso di vivere dove la scrittura diventa un atto di rivelazione, scavando nel mistero dell’esistenza con lingua visionaria a un passo dall’abisso. “Prima di entrare nella stanza, che cos’ero? Ero quello che gli altri mi avevano sempre vista essere, e in questo modo io mi conoscevo. Non so dire che cos’ero.” Prefazione di Emanuele Trevi
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Lingua:Italiano
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Ilaria 07 ottobre 2022Altissimo
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