Il pastore d'Islanda - Gunnar Gunnarsson - copertina
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Letteratura: Islanda
Il pastore d'Islanda
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Descrizione


Il racconto di un'avventura che diventa parabola universale, un gioiello poetico che si interroga sui valori essenziali dell'uomo, un inno alla comunione tra tutti gli esseri viventi. Un classico da rileggere a Natale.

«Nella letteratura di ogni paese ci sono libri che sono come monoliti. Il pastore d'Islanda è uno di questi»Jòn Kalman Stefànsson

Chi non l'ha mai bevuto in una buca nella terra, a trenta gradi sotto zero e in mezzo a un deserto di montagne e tempesta, non sa cos'è un caffè.

Il Natale può essere festeggiato in tanti modi, ma Benedikt ne ha uno tutto suo: ogni anno la prima domenica d'Avvento si mette in cammino per portare in salvo le pecore smarrite tra i monti, sfuggite ai raduni autunnali delle greggi. Nessuno osa sfidare il buio e il gelo dell'inverno islandese per accompagnarlo nella rischiosa missione, o meglio nessun uomo, perché Benedikt può sempre contare sull'aiuto dei suoi due amici più fedeli: il cane Leó e il montone Roccia. Comincia così il viaggio dell'inseparabile terzetto, la «santa trinità», come li chiamano in paese, attraverso l'immenso deserto bianco, contro la furia della tormenta che morde le membra e inghiotte i contorni del mondo, cancellando ogni certezza e ogni confine tra la terra e il cielo. È qui che Benedikt si sente al suo posto, tra i monti dove col tempo ha sepolto i suoi sogni insieme alla paura della morte e della vita, nella solitudine che è in realtà «la condizione stessa dell'esistenza», con il compito cui non può sottrarsi e che porta avanti fiducioso, costi quel costi, in un continuo confronto con gli elementi e con se stesso, per riconquistare un senso alla dimensione umana. Nella sua semplicità evocativa, Il pastore d'Islanda è il racconto di un'avventura che diventa parabola universale, un gioiello poetico che si interroga sui valori essenziali dell'uomo, un inno alla comunione tra tutti gli esseri viventi. Esce per la prima volta in Italia un classico della letteratura nordica che ha fatto il giro del mondo e sembra aver ispirato Hemingway per Il vecchio e il mare, considerato in Islanda il vero canto di Natale.

Tropes e temi

Dettagli

18 dicembre 2020
135 p., Brossura
Advent
9788870914726

Valutazioni e recensioni

  • Baghy
    Islanda meravigliosa

    Essendo un Grinch al quadrato, mai avrei immaginato di lasciarmi convincere a leggere un racconto che ha a che fare con il Natale. E avrei sbagliato a non deliziarmi con “Il Pastore d’Islanda”. Potrebbe diventare per me la tradizione natalizia. Un po’ come guardare per la cinquantesima volta “Il Piccolo Lord” il 25 o il 26 di dicembre. Nella sua semplicità e brevità questa novella ha in sé qualcosa di magico. Già la terra in cui si svolge è meravigliosa e la adoro, per il turbine di energia che sprigiona. Ma quello che emerge qui è la contrapposizione tra l’apparente serenità e calma di Benedikt e l’atmosfera invernale. Che è fatta di tempeste di neve, di pericoli, di stanchezza. Tutto ha un suo valore. Il silenzio, la neve appunto, il vento, gli animali. Da ventisette anni Benedik celebra la prima domenica d’Avvento mettendosi in cammino per andare a recuperare pecore disperse negli altipiani islandesi. Non sono nemmeno sue, ma perché dovrebbero essere abbandonate? Non sono esseri viventi anche loro? A fargli compagnia sono Leó, il suo cane e Roccia, un montone in grado di radunare le pecore come nessun altro. Benedikt non è poi così anziano, anche se nel racconto lo si descrive come tale. È un tipo riflessivo e poco loquace. Nutre una speranza incrollabile in tutto ciò che la natura dona e sulle potenzialità degli esseri umani. “È questo il compito dell’uomo, forse l’unico al mondo: trovare una soluzione. Non darsi per vinto. Rivoltarsi contro il pungolo, per quanto sia tagliente, perfino contro quello della morte, fino al giorno in cui gli penetrerà il cuore.” Nel suo viaggio incontra altre persone. Alcune genuine altre meno. Ma che importa. Lui è focalizzato sul compito che si è autoattribuito. E sui suoi due animali. “Bisognava pensare che non avessero un’anima? La loro fiducia innocente valeva meno della fede incostante degli uomini?” Benedikt ce lo si immagina da subito come il nonno di Heidi, ma meno burbero. È proiettato nel futuro, perché qualcuno che lo sostituisca in questa folle impresa ci dovrà pur essere. A dispetto del gelo d’Islanda questa è una favola che scalda, proprio quando forse ce n’è più bisogno.

  • Isabella
    Il silenzio dell'inverno islandese

    Scritto nel 1936, questo breve capolavoro racconta il viaggio del pastore Benedikt che, ogni inverno, attraversa le montagne islandesi per salvare le pecore disperse altrui. Un gesto all’apparenza semplice, che parla di accudimento e responsabilità, ma che semplice non è affatto per chi conosce l’inverno islandese. La scrittura è sobria e austera, e proprio per questo scalda, perché ci invita a riflettere su ciò che conta davvero.

  • Ire
    La solitudine del freddo

    Libro profondo e filosofico sulla solitudine e la necessità di uscirne, scritto attraverso la storia di un uomo che, in compagnia di un cane e un montone, cerca le pecore disperse nella neve.

Conosci l'autore

Foto di Gunnar Gunnarsson

Gunnar Gunnarsson

1889, Valthjofsstadur

Nato in Islanda a Valthjofsstadur è considerato uno scrittore sia danese che islandese. Trasferitosi nel 1907 in Danimarca, scrisse in danese le opere più note, tra cui il ciclo di romanzi La famiglia di Borg (4 voll., 1912-14) e l’autobiografia La chiesa sulla montagna (5 voll., 1923-28). Tornato in patria, volle divulgare la storia dell’Islanda in veste romanzesca: Tristezza della brughiera (1940), Sonata sul mare (1954).

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