Guido Ceronetti è un intelletto quanto mai eclettico, una vera e propria eccellenza - scusate il sostantivo abusato! - del pensiero italico. Occupato su più fronti, dalla critica alla poesia, passando per filosofia e teatro, lo scrittore torinese è da sempre affezionato all’abitudine di una buona tazza di tè cinese, una al mattino, una al pomeriggio: momenti personalissimi che lo estraniano dalla realtà circostante e gli permettono di girovagare, da perfetto apolide culturale, nei più reconditi anfratti del sé e della coscienza, nonché dell’attualità, della letteratura, della storia e della religione. Ecco, molti di questi spunti sono racchiusi per frammenti o aforismi nei "Pensieri del tè", libello che tratta di Israele, di donne e comunismo, di Hitler e Mussolini, di Walter Rathenau e Ceronetti. Ognuno troverà qualcosa di illuminante in queste poche pagine: il senso del collaborazionismo del generale Philippe Pétain a partire dal lemma originario Zusammenarbeit; la Russia tradita dalla rivoluzione bolscevica; l’intento salvifico che accomuna cristiani e comunisti; la visione dell’?tman da parte di Bernadette Soubirous; la perduta estetica del mondo; la contraddizione teologica di Spinoza ; la mancata integrazione di Trieste nel tessuto politico italiano; la pace che, fattasi ideologia, è più pericolosa e banale della guerra; l’America senz’anima; e poi troviamo Jung, Manzoni, Céline, Benda, Papaioannou. Guido Ceronetti possiede idee bellissime ed originali, e utilizza un vocabolario impressionante, che rende piacevole e sorprendente lo scorrimento delle pagine. «L’uomo beve il tè perché lo angoscia l’uomo. Il tè beve l’uomo, l’erba più amara». Più che amara, infestante; più che tè, gramigna. Lascia il segno e fa riflettere, calore cerebrale che ravviva, intelligenza in movimento che stimola l'appetito. Assolutamente consigliato !
Pensieri del tè
Due volte al giorno, di prima mattina e verso le cinque del pomeriggio, Ceronetti beve qualche tazza di tè verde cinese. In quei momenti la parola si riaccende, la mente opera collegamenti nuovi. «Il soffio del Tè s’infonde negli angoli morti, non si sgomenta d’interrogare statue imbracate». Da dove vengono, quei pensieri? Da ogni luogo, dai dizionari e dal ricordo, da Bernadette e da Rathenau, dal Corano e da Conrad, da Baudelaire e da Tocqueville, da un ritaglio di giornale e da un sogno. Ceronetti gli avvolge intorno, con delicatezza, un altro pensiero, «che si fa parola o figura». Così si sono formate queste pagine, che avranno sui loro lettori lo stesso effetto rischiarante che ha il tè verde sul loro autore, agendo come un’invisibile e aromatica barriera di protezione «da ogni specie d’inerzia, d’inebetimento, di abbattimento».
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Autore:
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Editore:
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Collana:
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Edizione:9
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Anno edizione:1987
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Marius Ghencea 17 maggio 2018
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