Per specula aenigmatis. 0-75
L’espressione "Per specula aenigmatis" rimanda al celebre passo della Prima lettera ai Corinzi (13,12), dove Paolo di Tarso scrive: «Ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; allora vedremo faccia a faccia». È l’idea di una conoscenza indiretta, opaca, che solo alla fine si farà chiara. Questa poesia esplora proprio quell’enigma, seguendo le esperienze che prendono parola lungo l’intero arco di una vita – come suggerisce il sottotitolo. È un tentativo di dire, in forma poetica, il «prestigio del cuore»: ciò che ciascuno vede e sente di sé nella macchina dell’anima, portato finalmente alle labbra. L’enigma viene attraversato nel presente, in vista di un futuro in cui forse tutto si farà trasparente all’anima stessa, se una tale trasparenza le è promessa o dovuta. È una scommessa di senso spinta fino al limite dei propri confini: il pensiero che si fa poesia nella speranza che, alla fine, lo specchio diventi terso, e consenta di comprendere che cosa si è attraversato e perché.
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Anno edizione:2026
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