Leggendo questo libro mi sono resa conto di come le librerie siano piene di libri che parlano dell'Olocausto e di storie di donne/uomini ebrei sopravvissuti o meno, ma quanti pochi libri parlino della sofferenza che gli stessi tedeschi si sono ritrovati a sopportare. Sebbene sia stata una lettura non molto facile, sono contenta di averla portata a termine. Il libro apre gli occhi su come fosse davvero la situazione a Berlino negli ultimi tempi della guerra e durante la liberazione. Mostra che, in realtà, i liberatori non liberassero davvero il popolo, ma che a volte lo sottomettevano ad altre angherie. Dimostra come i cittadini organizzassero la propaganda di resistenza e come rischiassero la loro vita pur di di contribuire ad allentare la morsa della guerra che stava devastando il popolo tedesco e sopratutto di Berlino. Si tratta di un libro importante che meriterebbe più attenzione e che insegnerebbe molto più di alcuni libri di storia. Anche trattandosi di un romanzo, porta alla luce certi orrori di cui la maggior parte delle persone ignora l'esistenza e che, invece, andrebbero ricordati per evitare di ripeterli. Assolutamente da leggere, per capire quale sia la realtà che ha accompagnato la città di Berlino durante la seconda guerra mondiale e negli attimi appena successivi.
Berlino ultimo atto
Questo libro, pubblicato una prima volta nel 1947 poi dimenticato, è per tanti versi sorprendente. Tratta infatti la questione controversa della resistenza dei tedeschi al nazismo. Giorno per giorno, ora per ora si descrivono le ultime settimane della Berlino di Hitler, dalla metà di aprile del 1945. I quartieri, le grandi strade, i luoghi pubblici, i parchi, i mezzi di trasporto, come si trovavano sotto i colpi distruttivi dell'avanzata degli alleati. E i contatti, i colloqui, e tutte le strane situazioni di socialità che si creano nel rimescolio della catastrofe imminente. E i discorsi davanti ai portoni e nei negozi, le file per il cibo, le tessere del razionamento. E gli amori concitati. Le famiglie sfasciate o ricomposte. Ma tutto questo visto dalla strada e con gli occhi di un gruppo di clandestini. Sono disertori che fuggono la guerra e vanno poco a poco prendendo coscienza, semplici disperati emarginati dal totalitarismo, vecchi socialdemocratici o comunisti da sempre oppositori che per un decennio sono usciti ed entrati da carceri e campi di concentramento, credenti la cui coscienza religiosa si ribella, ebrei scampati, comuni cittadini che non ne possono più. Aspettano la fine; girovagano per la città distrutta in una specie di viaggio al termine della notte. Ma intanto cercano di sfuggire alla caccia di Gestapo e di SS, di sottrarsi agli occhi delle spie e dei delatori; e operano, ognuno come può, con sabotaggi o azioni di propaganda, per accelerare la caduta del terrore. Portatori di valori diversi e di opinioni divergenti, sanno anche instancabilmente discutere tra di loro, costruendo il romanzo delle idee degli antinazisti.
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Anno edizione:2017
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