“Giochi sacri” è stato un vero e proprio caso editoriale internazionale, oggetto di una guerra di diritti d’autore al rialzo tra India, Gran Bretagna e Stati Uniti. E dire che tutto sommato il romanzo, a parte la lunghezza, è in definitiva piuttosto semplice. Il protagonista Sartaj Singh, “unico ispettore sikh della polizia di Bombay” (è abbastanza evidente che Chandra non ama il nuovo nome della città, quel “Mumbai” imposto nel 1995 dal governo sciovinista dello stato del Maharashtra) riceve una soffiata che riguarda il boss della malavita hindi, Ganesh Gaitonde. La polizia accerchia immediatamente il covo del mafioso, il quale pur di non cadere vivo nelle mani degli agenti si suicida. Tuttavia, anche dopo la morte Gaitonde continua a raccontare la storia della sua vita in capitoli che si alternano a quelli di Sartaj Singh, il quale a sua volta è protagonista della storia parallela, incaricato informalmente dai servizi segreti di scoprire cosa stesse architettando il boss. La posta in gioco è veramente grossa, ha a che vedere con la sicurezza nazionale e verrà svelata al lettore poco per volta, a mano a mano che Sartaj Singh procede nella sua indagine. Nel frattempo, davanti ai nostri occhi non si srotola soltanto la machiavellica trama della mafia hindi, ma soprattutto uno spaccato della Bombay attuale, la miseria e la grandezza di una città difficile da credere, ai confini tra una modernità esibita senza remore e una arretratezza endemica. Vikram Chandra non nasconde nulla, e dopo i primi capitoli il lettore fa l’abitudine all’illegalità e alla corruzione della polizia indiana, che attraverso il punto di vista di Sartaj Singh si può addirittura arrivare a comprendere se non a giustificare. Giochi sacri è un romanzo bello e disperato, di un realismo amaro ma non privo di soluzioni, da leggere assolutamente per cominciare a rendersi conto di quali vie seguirà la letteratura quando arriverà a svincolarsi dal predominio dell’industria editoriale occidentale. Franco Ricciardiello
Sartaj Singh, ispettore di polizia a Mumbai, nota fino a poco tempo fa come Bombay, ha un lavoro ingrato. Vive infatti ed esercita la sua professione in una città che oltre alla sua assoluta e intensa bellezza gli sbatte in faccia ogni giorno un "sottobosco" di malaffare, crimine organizzato e violenza a cui Sartaj non si è mai assuefatto e contro il quale però non riesce a segnare decisive vittorie. La sua esistenza sembra dipanarsi così in una inerte caoticità, fatta di ladruncoli, microcorruzione e pasti in piedi. L'assassinio dell'erede di un boss della mafia locale, il pedinamento di pericolosi criminali e lo smascheramento di mille trame delittuose che coinvolgono gli strati più insospettabili della società indiana servono così da pretesto a Vikram Chandra per tessere una storia che unisce i ritmi forsennati dell'hard boiled alle pause silenziose della poesia, il sentimentalismo alla Bollywood al magistero dell'alta letteratura. Il risultato è un affresco potente e grandioso di una delle metropoli più complesse e avvincenti della contemporaneità.
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Anno edizione:2008
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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FRANCO RICCIARDIELLO 11 novembre 2010
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CARLO DI NUCCIO 23 aprile 2008
Un libro che a me è piaciuto moltissimo. Senza paura delle numerosissime pagine e dei capitoli interminabili, è comunque una lettura bella e veloce, densa di immagini di un'India nuova ma vecchia, nuova di malavita, tecnologia e cervelli, vecchia di tradizioni, credenze e costumi. L'intreccio è appassionante, porta a consumare i polpastrelli per la velocità con cui si divorano le pagine una dopo l'altra. Leggetevelo!
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