Un libro super interessante e complesso. Oltre alla storia fantasy di base, molto avvincente, a mio parere la parte più intrigante del libro è il grande lavoro di ricerca fatto dall'autrice: il suo modo di scrivere, di caratterizzare i personaggi, i loro tratti, le loro esperienze e ciò che ne deriva. Un altro punto di forza è tutto ciò che riguarda i temi fulcro del libro: la traduzione, che è sicuramente il tema fondamentale su cui si srotola tutta la storia, ma anche la colonizzazione, il rapporto tra colonizzatore e colonizzato, e la condizione di straniero in un paese diverso da quello natio. Notevole anche la ricostruzione dell'epoca storica in cui è ambientato. Un libro che, oltre a essere piacevole, fa riflettere profondamente e porta a galla temi cruciali che possono essere ritrovati anche nell'epoca contemporanea. Btw la kuang magistrale e se posso dire devastate psicologicamente nella scrittura dei suoi libri. 🤕
Babel. Una storia arcana
Libro vincitore del Premio Nebula 2023Dall'autrice della trilogia La Guerra dei papaveri, una storia arcana.
«È un'opera fantastica, a tratti commovente e feroce, con un finale che fa tremare i muri.» - The Guardian
«In Babel c’è qualcos’altro che riesce a debordare dalle definizioni canoniche di genere, qualcosa che riesce a leggere in maniera precisa e profonda un tempo – il nostro, ma anche quello che ci ha preceduto – e una varietà di temi impossibile da affrontare in poche righe – il colonialismo, il razzismo, la difficoltà della traduzione, la sua impossibilità, il legame tra tradurre e tradire, tra linguaggio e potere. E tutte queste questioni sono calate all’interno di una narrazione fluida, avvincente, mai scontata.» - Alessandro Tacchino
Oxford, 1836. La città delle guglie sognanti. Il centro di tutta la conoscenza e l'innovazione del mondo. Al suo cuore c'è Babel, il prestigioso Royal Institute of Translation dell'Università di Oxford. La torre da cui sgorga tutto il potere dell'impero. Rimasto orfano a Canton e portato in Inghilterra da un misterioso tutore, Robin Swift credeva che Babel fosse un paradiso. Fino a che non è diventata una prigione… Può uno studente lottare contro un impero?
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Traduttore:
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Anno edizione:2023
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Una.lettrice 08 agosto 2026Straordinario
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carcam_ 31 marzo 2026
Fantasy e linguistica: un libro che è insieme invenzione e saggio, e che scatena domande, ma anche riflessioni. Importante anche la critica post-coloniale e il ruolo che la cultura, arma a doppio taglio, ha nel momento storico narrato.
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Mysweetybook 20 febbraio 2026
4,5. La divisione netta del romanzo è evidente:c’è un prima e un dopo. Nella 1° metà dell’opera siamo in piena dark academia. Nella 2 parte, invece, siamo catapultati in un libro politico, che impenna in poche pagine e cambia il registro. L’intento dell’autrice è quello di narrare una verità storica e geografica incredibilmente reale, in cui l’elemento della magia si inserisce come una piccola aggiunta, un accento in una frase, più che un vero e proprio tema. I protagonisti sono 4, ovvero Robin e i suoi amici Ramy, Victoire e Letty. Tre di loro sono stranieri, mentre la 4 è figlia di un importante figura inglese e viene mandata a Babel a studiare dopo l’abbandono agli studi del primogenito. Il loro rapporto diventa man mano sempre più intenso e co-dipendente: col passare degli anni, imparano a sopravvivere alle difficoltà imposte da Babel solo rimanendo uniti. Ma anche nella loro relazione, il tema del libro non lascia scampo. Quanto pesa, anche in amicizia, il privilegio di essere inglese contro la piaga dell’essere uno straniero nella madrepatria del colonialismo? Robin è un personaggio difficilissimo da dimenticare, tutt’altro che eroico. Vittima di un sistema che non lascia spazio alle singole esistenze, tanto nell’acquiescenza quanto nella riscoperta della volontà di opporsi al colonialismo. La prima parte del romanzo scorre molto lentamente, con pagine e pagine dedicate alle parole e alla loro tradizione nelle diverse lingue parlate dagli studenti. L'ho trovato parecchio dispersivo, ed é stata la parte che mi è piaciuto di meno. Secondo me con la metà delle pagine si poteva riassumere in un bel modo l'importanza delle lingue e quanto i nostri 4 studenti dovevano imparare per continuare a vivere ad Oxford.
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