Sei racconti che non mi hanno coinvolto particolarmente. Non ne ho capito il filo conduttore e nessuna storia è degna veramente di nota. Una volta terminata la lettura ho appreso dalle note che si tratta di racconti usciti per "Il Corriere della Sera" e successivamente raccolti in un libro. Gli autori mi avevano fatto sperare bene, Saviano, Lucarelli, Wu Ming, tutti scrittori che amo particolarmente ma paradossalmente la "penna" che più mi ha colpito è quella di Simona Vinci, ho trovato interessante le sue considerazioni sulla solitudine. In ogni caso comunque la raccolta non mi ha convinto del tutto.
Da un Sud del mondo all'altro: nel lungo racconto "Il contrario della morte", di Roberto Saviano, un giovanissimo reduce dall'Afghanistan incontra la sposa di un compagno rimasto ucciso. Anche Maria è molto giovane, troppo per essere vedova, e sa benissimo che cos'è l'amore... Un secolo indietro, un'altra guerra: in "Ferenti" di Carlo Lucarelli, a Massaua, Colonia Eritrea, agli occhi della serva Aster, che l'amore non lo conosce, gli italiani non fanno bella figura. Fanno paura. Altre serve, o schiave, che forse si libereranno: come Grazia, la protagonista del racconto di Valeria Parrella, "Il premio", nell'Italia ancora contadina del secondo dopoguerra. Nella Milano degli anni Ottanta, dove il marcio appare quando meno te lo aspetti, ci porta invece Piero Colaprico con "Scala C": all'ex maresciallo Pietro Binda torna in mente una storia di quegli anni, il giorno che il suo nipotino londinese gli chiede, nonno che cos'è il destino? Scatenato, vorticoso, esilarante, Wu Ming mette in scena nel segno della libertà della scrittura, e di un singolarissimo made in Italy, tra l'Italia d'oggi e l'America di Benjamin Franklin, la strana indagine che porta a scoprire chi è davvero "American Parmigiano". In chiusura, Simona Vinci, con una meditazione controcorrente sulla vita solitaria che è anche risorsa, premessa per rimettere a fuoco lo sguardo nell'eccesso di rumore che è il nostro presente: "Un'altra solitudine".
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Anno edizione:2010
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CINZIA MURGIA 30 agosto 2010
Una raccolta di frammenti di vita narrata da sei autori “fuori posto” (Roberto Saviano, Carlo Lucarelli, Valeria Parrella, Piero Colaprico, Wu Ming, Simona Vinci) che ci guidano in un viaggio da un Sud del mondo all’altro, in cui il capolinea è lo smascheramento di una realtà spesso scomoda e la grande speranza che ognuno di noi nutre. Ne Il contrario della morte Roberto Saviano illustra, grazie al racconto di Maria, la breve storia di un ragazzo di Caserta, Enzo, suo promesso sposo. Enzo, disoccupato, per potersi costruire un futuro lontano dalla criminalità e sposare Maria, decide di arruolarsi volontario e partire in missione per l’Afghanistan. Una scelta, quella del giovanissimo Enzo, in cui si possono riconoscere tantissimi altri giovanissimi soldati del nostro esercito, formato per il 90% da meridionali; la scelta di “combattere” rischiando la loro giovane e preziosa vita sperando in un futuro nettamente migliore dando le spalle alla criminalità. Il racconto di Carlo Lucarelli ci porta indietro di un secolo, sullo sfondo un’altra guerra e i profumi ed i sapori dello zenzero e dell’Africa. Ferengi è una parola etiope che significa “straniero”. La storia è ambientata a Massaua, capitale della colonia Eritrea, popolata da personaggi che hanno stancamente ereditato i fasti dell’espansione coloniale italiana, interrotta brutalmente qualche anno prima, a nord dell’Etiopia, con la disfatta di Adua per opera delle truppe del negus Menelik II. La storia è basata su tre fotografie presenti sul luogo di un delitto ordinato ai danni del barone Caraffa dalla signora Ada che, con un falso testamento, ha destinato tutti i beni del vecchio ai propri figli. È il racconto di tradimenti, eredità, equivoci e di pietà; è una storia lontana nel tempo, ma immensamente vicina a noi: si parla di globalizzazione e si pensa al colonialismo; si parla di civilizzazione e si pensa all’imperialismo. Altre schiave forse si libereranno come Grazia, la protagonista del racconto di Valeria Parrella, Il premio, ambientato nell’Italia contadina del secondo dopoguerra. Dopo un triste incipit – la scomparsa della mamma di una delle protagoniste del racconto e il suo funerale – entrano in scena i personaggi del racconto e altre figure che via via acquisiranno sempre più rilevanza all’interno della narrazione; tra queste, la badante Grazia. Grazia è la protagonista del racconto, sposerà il suo datore di lavoro spinta dal parroco. Ma il matrimonio, all’inizio, non sarà tutte rose e fiori: dovrà affrontare enormi difficoltà, differenze che sembrano insormontabili e rapporti (come quello con la figliastra) apparentemente irrecuperabili. Non sempre sarà così, entrambe le figure femminili del racconto cominceranno a familiarizzare e questo agevolerà anche il rapporto tra Grazia e il marito, sino a quando, istaurato un rapporto con la figliastra, riuscirà ad ottenere anche le attenzioni del marito, da cui riceverà un premio. In Scala C, il racconto poliziesco di Piero Colaprico, si fa un balzo in avanti e si giunge nella Milano degli anni Ottanta: all’ex maresciallo Pietro Binda torna in mente una storia vissuta in quegli anni, il giorno che il suo nipotino londinese gli chiede, nonno che cos’è il destino? Con Scala C Colaprico ci catapulta nelle atmosfere nebbiose di un poliziesco italiano, in una Milano abitata da delinquenti, osterie e latterie. Questa volta è morto “Pallina”. un poveraccio, inquilino di un appartamento della Scala C, un granello di sabbia tra i palazzoni popolari della periferia milanese: “un fascicolo in più da archiviare” tra i tanti. Esilarante il contributo di Wu Ming (il collettivo di scrittori attivi dalla fine del XX secolo), che mette in scena, nel segno della libertà della scrittura, la strana indagine, condotta da un ricercatore dell’Università di Bologna e da un giovane avvocato, che porta a scoprire chi è davvero American Parmigiano attraverso lo studio della corrispondenza di Benjamin Franklin. Il giovane ricercatore universitario (la voce narrante) viene mandato dal suo professore a partecipare come esperto a una causa intentata da una multinazionale americana che vantava l’origine del Parmigiano Reggiano e pretendeva di appropriarsi del nome del noto marchio italiano. L’ultimo racconto (ultimo perché pubblicato più recentemente rispetto agli altri) è di Simona Vinci che con Un’altra solitudine ci propone una attenta quanto scrupolosa meditazione controcorrente sulla vita solitaria che, in alcuni casi, può essere considerata una risorsa, talvolta un’esperienza meravigliosa oppure un incubo.
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CARLO TURCO 03 luglio 2010
Assemblare sei scritti di altrettanti affermati autori italiani prodotti per un grande quotidiano nazionale e presentare il libro affermando perentoriamente sei narratori italiani raccontano il nostro tempo e il nostro Paese è l’operazione editoriale in base alla quale l’Einaudi ha prodotto questo Sei fuori posto. Ora che queste storie raccontino il nostro tempo e il nostro paese - fatta eccezione per il racconto di Saviano e, meno decisamente, per quello di Wu Ming – a me sembra davvero una pretesa esorbitante: a meno di non voler dire che qualsiasi vicenda ambientata in Italia – o, più precisamente, tra italiani – contribuisca, per definizione, a raccontare il nostro tempo e il nostro paese. Ma allora siamo molto prossimi alla pubblicità ingannevole. Presentare Un’altra solitudine della Vinci come una storia, ossia un racconto, un’opera di fiction, insomma, mi sembra un’altra pretesa infondata: si tratta di riflessioni e divagazioni, alcune anche interessanti – quantunque conducano a una conclusione che a me appare un tantino banale e scontata, risicata – ma: dov’è la storia? Sotto il profilo narrativo la storia più riuscita e apprezzabile è American Parmigiano del collettivo Wu Ming, seguito da Il contrario della morte di Roberto Saviano e Il premio di Valeria Parrella - quest’ultimo, però, afflitto da ricercatezze o, forse, sperimentazioni stilistiche che sembrano detrarre dalla storia, anziché arricchirla. Sugli altri mi sembra che il silenzio sia sufficientemente generoso. Ero stato indotto all’acquisto proprio dalla promettente presentazione del retro di copertina; avrei dovuto essere più attento alla profezia implicita nel titolo.
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