Einaudi (2013) ripropone il romanzo d'esordio di Michele Mari, rivisitato e snellito rispetto alla prima edizione (1989). Una tormenta di neve introduce il lettore nel castello del dottissimo Osmoc, che vive con la sola compagnia del maggiordomo e di una vastissima biblioteca. La voce narrante è il protagonista (anonimo), uno studioso accompagnato dal collega Pesùmai e dalla loro interprete, la signorina Ebebléchei. Tra ricerche e lunghe divagazioni, comincia a emergere il passato di Osmoc e della sua defunta moglie; la trama del mistero comincia a infittirsi e i libri non sembrano sufficienti a risolverlo, finché i protagonisti scoprono che le segrete del castello ospitano qualcosa (o qualcuno?) che fin allora è rimasto nascosto. Il lessico ampolloso e arzigogolato di Mari è già apprezzabile in quest'opera prima, ma non respinge bensì attrae e coinvolge il lettore in questo romanzo al contempo giallo, fantastico e grottesco. Una lettura consigliatissima!
Di bestia in bestia
"Edito nel 1989 ma scritto a partire dal 1980, quando non avevo ancora venticinque anni, 'Di bestia in bestia' è l'unico dei miei libri a cui abbia rimesso mano. Il tema del romanzo, più ancora del dualismo fra sublimazione e ferinità, era la contraddizione per cui a sua volta la cultura può essere simultaneamente vissuta come luce (o salvezza) e come impedimento alla vita; come orgoglio, e come lutto. Dovevo dunque scriverlo in modo alto e sublime, ma con tali eccessi da rivelare la componente nevrotico-feticistica di quello stesso stile. Quel diluvio di formule accademiche dunque, quel modo di esprimersi come una postilla erudita o secondo cadenze metriche, erano un eccesso dovuto e funzionale, ma pur sempre un eccesso. Ne ero consapevole, ma sentivo che allora, per quello che il libro rappresentava per me (come una vendicativa resa dei conti con una giovinezza interamente dedicata alla letteratura), dovevo scriverlo e pubblicarlo cosi. Oggi però, dopo tanti altri libri, ho riscritto 'Di bestia in bestia' in modo più asciutto, soprattutto là dove l'oltranza classicheggiante e l'accumulo citativo rischiavano di privilegiare un controcanto parodico, che fin dall'inizio avvertivo come male necessario. Di fatto non ho riscritto quella storia ex novo: ho invece sottoposto il testo originale a una serie continua e capillare di tagli, suturando con interventi minimi le parti superstiti." (Michele Mari)
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Anno edizione:2013
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Roberto 25 agosto 2022
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