Il segno indelebile di un'epoca di mutamenti, la bellezza della principesca dignità siciliana a confronto con una società che induge e si muove verso un gusto diverso, amaro da digerire. Un testo importantissimo per capire la sensibilità di un popolo e i suoi mutamenti.
Il Gattopardo
Nato nell’Italia del dopoguerra, Il Gattopardo guarda al 1860 per raccontare la metamorfosi di un Paese: l’elegia di una classe al tramonto e l’irrompere del nuovo, sotto il segno lucidissimo del trasformismo.
«Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra.»
Un principe astronomo, Fabrizio Corbera di Salina, osserva cieli e uomini con la stessa impassibile precisione. Mentre in Sicilia sbarcano i Mille e la storia si rimette in moto, la vita scorre fra il palazzo di Palermo e la villa di Donnafugata: il rosario del mattino, la calura di giugno, le conversazioni che misurano la distanza tra ciò che muore e ciò che nasce. Al fianco di don Fabrizio, il nipote Tancredi, che intuisce la direzione del vento e ne approfitta. E poi Concetta, la figlia severa e silenziosa; don Calogero Sedara, il sindaco che si muove con il passo intraprendente della nuova borghesia; Angelica, bellezza che accende i salotti e inaugura un’alleanza nuova. Nel ritmo delle stagioni, la trama privata s’intreccia con quella pubblica: l’antico ordine arretra, la convenienza detta il galateo del potere, le parole cambiano perché nulla cambi davvero. Lo sguardo del Principe riconosce, nei gesti degli uomini, le stesse leggi che governano le costellazioni: trasformazione, finitezza, disincanto. E se un emissario del nuovo Regno viene a offrire un seggio, la risposta che riceve è il ritratto più netto di una terra: orgogliosa, stanca, sapiente della propria immobilità. Senza proclami, Tomasi di Lampedusa affida alla perfezione della frase il racconto di una fine e di un inizio: un romanzo in cui la politica diventa costume, il costume destino.
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Anno edizione:2026
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Alessia Hilary 29 settembre 2026Il segno di un'epoca
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Alice 28 settembre 2026Mah
Riconosco certamente il valore storico e culturale di questo romanzo, ma l'ho trovato a dir poco pesante e per nulla scorrevole. Magari proverò a rileggerlo in futuro, e vedrò se riuscirò ad apprezzarlo con una maturità differente
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Sfigatta24 05 settembre 2026Stupendo e attuale
Ho ripreso questo classico dopo averlo iniziato e lasciato molti anni fa. L'ho trovato bellissimo, scritto in modo magistrale, descrizioni sublimi, attuale che pare esser stato scritto ieri. Amaro anche perché dimostra che il nostro paese non è cambiato per niente. E per questo l'ironia è molto sottile e fa riflettere. Lo consiglio, è uno dei migliori libri mai letti, forse non valorizzato come meriterebbe.
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