Quer pasticciaccio brutto de via Merulana - Carlo Emilio Gadda - copertina
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Letteratura: Italia
Quer pasticciaccio brutto de via Merulana
Disponibile in 3 gg lavorativi
9,00 €
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Descrizione


Roma durante il fascismo. Il commissario di polizia don Ciccio Ingravallo è incaricato di svolgere un'inchiesta su un furto di gioielli avvenuto al 219 di via Merulana, una via popolare nel cuore di un vecchio quartiere. Nella casa abitano due amici del commissario: i coniugi Balducci, dai quali è solito andare a pranzo nei giorni festivi. Per lo scapolo don Ciccio Liliana Balducci è l'incarnazione della dolcezza e della purezza femminile. Un mattino, Liliana viene selvaggiamente assassinata nel suo appartamento: il furto dei gioielli e l'assassinio sono opera di una stessa persona? Da questi episodi prende il via il romanzo gaddiano, che, apparso in "Letteratura" nell'immediato dopoguerra, fu scritto a Firenze nel ricordo di un lontano soggiorno nella capitale (1926-27). Basandosi su un reale fatto di sangue, Gadda costruisce un intrigo poliziesco che gioca su un duplice registro: può essere letto, infatti, come eco del mondo e come bricolage letterario. Prefazione di Pietro Citati e nota di Giorgio Pinotti.

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Venditore:

L'Odissea Libri e Arte
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Dettagli

Tascabile
304 p., Brossura
9788811694625

Valutazioni e recensioni

  • Questo é uno dei libri piu belli e importanti della nostra intera letteratura. Gadda era un lombardo che, capitato a Roma, ne studio alcuni aspetti e zone al punto da poter creare un mondo, a meta tra il neorealistico e il letterario, che raccontava una certa roma di un tempo con una precisione e una padronanza di linguaggio quasi impressionante. Inventando un dialetto che mischiava romanesco, ciociaro, dialetti di altre regioni a nord o sud della capitale, e parole completamente inventate ma assolutamente esatte ed efficaci. Ma la grandezza del libro non é solo nell'essere un esercizio di stile pazzesco, ma nel fatto che lo stile e la ricchezza narrativa ci raccontano e danno l'atmosfera di un mondo, di una storia, di una miriade di personaggi che si integrano benissimo in questo universo letterario dell'autore, ma risultano anche e assolutamente veri e credibili. Ha saputo inserire gli stilemi del noir nel colore locale, romano e italiano, senza che sembrasse un genere e un mondo distanti e non integrabili tra di loro. E con quel linguaggio, quella storia e quei personaggi, ha raccontato quell'intreccio malsano che era lo spirito popolare al tempo del fascismo e subito dopo.

  • Se vi piace Montalbano, Manzini, uno dei Lucarelli o qualche commissario con cane fidanzata complessi gastrite gusti gastronomici regionali e trattorie di fiducia, se volete una trama facile e accattivante, una lettura digestiva e a la page non comprate il Pasticciacio. Alta letteratura, acrobazie verbali, funambolismi letterari, citazioni, una scrittura barocca, sanguigna calda. Bisogna avere tempo pazienza e passione per leggere Gadda. Non è da tutti.

  • Un libro non semplice ma molto importante per la letteratura italiana del Novecento. Gadda trae spunto da un fatto di cronaca realmente accaduto e lo fa proprio, utilizzando un mix di dialetti, scrittura giornalistica, e indagini poliziesche che puntano a scoprire l’autore del brutale assassinio della povera Liliana. La risoluzione del caso la si intuisce nelle ultime pagine ambientate nella campagna romana, ma il finale è implicito. Il romanzo poliziesco di Gadda è quindi una matassa ingarbugliata da risolvere.

Conosci l'autore

Foto di Carlo Emilio Gadda

Carlo Emilio Gadda

1893, Milano

Carlo Emilio Gadda è stato uno scrittore italiano. Fece tutti i suoi studi a Milano, fino a quelli di ingegneria. Combattente nella prima guerra mondiale, fu fatto prigioniero e trasse da queste esperienze un Giornale di guerra e di prigionia, pubblicato più tardi (1955). Negli anni Venti svolse la professione di ingegnere, in Italia e all’estero, collaborando nel frattempo alla rivista fiorentina «Solaria», nelle cui edizioni pubblicò gran parte delle sue prime opere narrative: La Madonna dei filosofi (1931) e Il castello di Udine (1934). Da Milano, dov’era tornato a stabilirsi, si trasferì nel 1940 a Firenze, e qui risiedette quasi ininterrottamente fino al 1950. Visse da allora a Roma, dove lavorò per il terzo programma radiofonico...

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