Orecchio usa il genere fs per comporre un romanzo con ambizioni letterarie alte. Il tema classico dell’amore non corrisposto che trova uno sfogo epistolare (con citazione esplicita del racconto di Zweig) si accompagna all’elogio del viaggio e della narrazione come strumenti per la conoscenza di sé e del mondo. Se Livia si macera nel dolore e nel ricordo al chiuso della sua casa, LB percorre le lande di un pianeta trasformato dal cambiamento climatico, accumulando incontri e racconti che rimodellano la sua anima robotica. Molti elementi appartengono al repertorio della fs classica, declinata in chiave sociologica: mutati e esseri artificiali rimettono in discussione il concetto di umano, diventano i nuovi sfruttati nella lotta di classe. Non manca un cenno di transumanesimo, col vivido racconto dell’incursione di terroristi virtualmente immortali. Il gioco, pur lodevole, riesce fino ad un certo punto: la scrittura di LB, volutamente artificiosa, tra ripetizioni e scelte lessicali desuete e molto specifiche, alla distanza risulta farraginosa, appesantisce una narrazione che si sfrangia.
Lettere a una fanciulla che non risponde
Un romanzo avanguardistico e al tempo stesso arcaico, un epistolario d’amore ai tempi delle intelligenze artificiali.
«Dove sta scritto che un lovebòt non sappia sognare?, ho sognato un ristorante dove si tenevano sedute di psicoterapia, prendevo posto al mio tavolo in attesa di essere servito ma un cameriere disse che non potevo restare, ‘lei è un robot, lei non mangia e non soffre’, ho sognato i tuoi controlli nel padiglione dei cùrabot dilatato in enorme città, qualcuno pronunciava le parole esame istologico, qualcuno pronunciava la parola fradicio, qualcuno pronunciava la parola ascelle, ho sognato che ti inserivano l’ago genomico, pensavo di essere programmato solo per i sogni erotici.»
Sarà ancora possibile amare in un mondo dove tutto ormai è governato da algoritmi? Avrà ancora senso farlo quando la nostra stessa memoria non risiederà più dentro di noi ma sarà affidata a meccanismi che ci trascendono? La domanda (e forse la risposta) affiora dalle lettere di LB, il protagonista di questo romanzo, un robot d'amore più umano di un essere umano, capace di provare un sentimento inestinguibile per Livia, la donna che lo ha abbandonato e che ora riceve le sue parole affidate ad antichi strumenti: la penna, l'inchiostro e la carta. LB è, anche, una nuova Sherazade: cerca storie o le inventa per Livia, così da mantenere in vita il loro legame; le scrive dal proprio esilio, mentre viaggia nella solitudine abissale di un mondo apocalittico e dimentico del valore di simboli e parole. Davide Orecchio intreccia un epistolario d'amore nell'era delle intelligenze artificiali, ambientato in un tempo inquietante e vividamente prossimo al nostro, solcato da personaggi che sono grottesche o commoventi epifanie dei nostri stessi limiti. LB, eroe tragico e ultramoderno, affida la sua ricerca di una salvezza possibile a una scrittura esatta ed evocativa, che sprigiona la sua potenza anche all'epoca del trionfo dei byte: come scrivere lettere lascia una traccia anche se colei che le riceve non risponde, così l'amore è il nostro baluardo per rimanere umani.
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Anno edizione:2024
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Loris 30 maggio 2026
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