Come sempre Mankell non delude mai
La quinta donna. Le inchieste del commissario Wallander. Vol. 6
Maggio 1993: in Algeria i fondamentalisti islamici uccidono quattro suore. La quinta donna massacrata è una turista svedese. La polizia algerina cerca di insabbiare il caso. Settembre 1994: una serie di delitti scuote il sud della Svezia. Omicidi crudeli, perpetrati con una tecnica che non lascia dubbi sull'esistenza di un unico colpevole. Tocca ancora al commissario Kurt Wallander aprire un faticoso spiraglio tra le indagini e mettere insieme i pezzi di una storia incredibile.
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Anno edizione:2010
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Roma 25 ottobre 2022Consigliato
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Un Mankell in stato di grazia, quasi al livello di "Delitto di mezza estate", che attualmente senza dubbio rimane il mio preferito. La storia si apre con un prologo ambientato in Algeria, dove quattro suore e una turista svedese vengono barbaramente uccise da un gruppo di fondamentalisti islamici; prosegue poi in Svezia, dove il nostro ispettore è alla prese con una serie di violenti delitti le cui vittime sono uomini che, in vita, hanno a loro volta commesso atti di violenza e di brutalità rimasti impuniti. In altre parole, il nostro assassino uccide per desiderio di giustizia e per placare una sete di vendetta, legata al fatto del prologo, che lo distrugge.
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In Algeria i fondamentalisti islamici uccidono quattro suore. La quinta donna massacrata è una turista svedese. La polizia algerina cerca di insabbiare il caso. L'anno dopo una serie di orribili delitti scuote il sud della Svezia. "Raramente gli uomini sono ciò che noi pensiamo di loro", sostiene Kurt Wallander, che aiutato da una collega molto efficiente scoprirà che cosa in realtà nascondono queste "rispettabili" persone e quale sconcertante filo leghi il loro passato. Mankell indaga e analizza una realtà inquietante in contrapposizione all’immagine di una civilissima Svezia. Ma che relazione ha tutto questo con il capitolo d’apertura? Non posso svelarlo ovviamente, ma posso parlare di altri contenuti in questo romanzo che, come tutti gli altri dell'autore, è quello più incentrato sulla denuncia sociale. Mankell, attraverso le riflessioni di Wallander si sofferma sul degrado della nazione, non più paladina delle libertà sociali e del prestigioso welfare. Questi temi, francamente, cominciano a diventarmi pesanti. E poi le vicende personali di Wallander proseguono, l’amore verso Beba che non riesce ad esprime, i ricordi del bellissimo viaggio in Italia con l’anziano padre, la relazione con la figlia fatta di avvicinamenti e allontanamenti. Queste vicende personali sono troppo invasive e compromettono la trama del giallo al punto che non si comprende bene cosa si stia leggendo. Un libro non bellissimo.
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