Raccolta epistolare tra Zweig e Roth che ci mostra il declino dell'Europa nei primi anni trenta del novecento, la discesa autodistruttiva di Roth nell'alcolismo, l'incrollabile affetto del buon Zweig, le difficoltà di entrambi nel riuscire a scrivere e guadagnarsi da vivere da esuli. Una finestra sulla vita di questi due autori diversissimi ma ugualmente immensi, segnati dal tragico destino. Se amate questi due autori dovete assolutamente leggerlo.
Ombre folli. Lettere 1927-1938
Un’amicizia luminosa e dolente nel buio dell’Europa. Due voci indimenticabili del Novecento si scrivono, si scontrano, si sorreggono, nell’ora più tragica della storia.
«Le lettere, che si leggono come un tragico, coinvolgente dramma romanzesco, mettono in scena questo scarto: la lucidità profetica di Roth contro l'umanesimo fiducioso e pacifista di Zweig.» - Cristina Taglietti, La Lettura
Quando, nel settembre del 1927, Joseph Roth ringrazia Stefan Zweig della cordiale accoglienza riservata a uno dei suoi libri, nulla lascia presagire che il loro rapporto possa tramutarsi in qualcosa di più di un garbato scambio di cortesie fra letterati. Sono entrambi ebrei, entrambi scrittori, ma tutto li separa: di tredici anni più anziano, Zweig gode di una fama internazionale di cui mal sopporta l'onere e le responsabilità: «Meglio essere dimenticati che diventare un marchio» confessa; Roth, che il successo comincerà a conoscerlo solo nei primi anni Trenta grazie aGiobbe e La Marcia di Radetzky, si dibatte affannosamente per non soccombere alle ristrettezze economiche, al nomadismo impostogli dalla sua innata irrequietezza e a una pulsione autodistruttiva di cui è dolorosamente consapevole. Come per miracolo, dalla reciproca ammirazione scaturisce un'amicizia ardente, e tragica, testimoniata da questa corrispondenza, fra le più alte del Novecento. All'angoscia di Roth, che solo nell'alcol sembra trovare requie, ai suoi scatti di collera, alle sue ricorrenti richieste di denaro, alla sua urgenza espressiva – che nasce dal desiderio di perdersi indestini inventati –, Zweig risponde con pacata fermezza, con quell'«armonia» che è uno dei tratti della sua bontà, senza mai lesinare aiuti e incoraggiamenti. Mentre Roth, che del nazionalsocialismo ha subito presagito le atroci conseguenze, vorrebbe scuotere la mansuetudine e la saggezza dell'amico, indurlo a un'intransigenza più che mai necessaria nell'«ora infernale, quando la bestia viene incoronata e riceve l'unzione». Ma i contrasti, anche accesi, non intaccheranno un legame indefettibile, come dovrà riconoscere nel 1937 anche il più misurato e ponderato Zweig: «contro di me Lei può fare tutto quello che vuole, può disprezzarmi, può attaccarmi in privato o in pubblico, non potrà impedire che io provi per Lei un amore infelice, un amore che soffre per le Sue sofferenze». Postfazione di Heinz Lunzer.
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Morena 13 febbraio 2026Da avere
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