Mi sono innamorata di David Foster Wallace, dopo aver letto questa cronaca giornalistica a dir poco ironica, sono corsa a recuperarmi altri suoi racconti
Una cosa divertente che non farò mai più
A un giovane scrittore viene commissionato il reportage di una settimana in crociera extralusso nei Caraibi. Lo scrittore è David Foster Wallace e la permanenza sulla "meganave" si trasforma in un'esilarante cronaca, ma anche in un acido ritratto dell'americano in vacanza, delle sue abitudini ottuse, della sua eleganza pacchiana e - naturalmente - della sua ricerca di un forzato e artificiale relax. La critica pungente, e insieme scanzonata, di questi "cittadini americani adulti e ricchi" è accompagnata da una sferzante ironia e da uno stile pirotecnico e piacevolmente dispersivo che confermano il talento di un autore, come è stato detto, "capace di scrivere veramente di qualsiasi cosa".
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Anno edizione:2017
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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agne 25 gennaio 2026Lettura estiva perfetta
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Giacomo 31 dicembre 2025Per iniziare
Rispetto ad altre opere di Wallace ha una struttura più semplice e accessibile, rimanendo assolutamente geniale per stile e contenuto. Si legge in pochissimo tempo e lo consiglio a chi vuole introdursi a questo autore senza partire dai romanzi più impegnativi.
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Antonio Poso Zurlo 27 ottobre 2025
Il racconto sagace, di un "semi-agorafobico", di "una settimana di Assolutamente Niente". Questo pamphlet di David Foster Wallace è sicuramente una sua opera accessile (senza dubbio rispetto al suo monumentale "Infinite Jest, ndr), godibile, ironica e autoironica, che sa scherzare lo stesso autore e i suoi "nadiristi" compagni di avventura. Volendo ridurlo a una categoria, è un diario di bordo, il racconto, beffardo, di una crociera extralusso di 7 giorni; in realtà, però, è molto di più. È un condensato di umorismo e di satira, che mette alla berlina lo scostamento tra la vita ovattata sulla nave e quella fuori: un'opulenza formale, appariscente, stilosa, soggiogata dalla innata tendenza al viziosità, abilmente solleticata da tutto quanto c'è a bordo, stride con l'immagine, molto più concreta, del turista americano, ex officio "grasso, flaccido, rosso in viso, rumoroso, volgare, autoindulgente, narcisista, viziato, esibizionista, vergognoso, disperato e ingordo". La vanità è il peccato preferito sui ponti, sulle balaustre, nelle attività proposte sul Nadir Daily, dal personale di bordo gerarchicamente organizzato, così ossessivamente attento a saturare ogni momento del soggiorno dei passeggeri, da sembrarne, in fin dei conti, snervato. Quello di David Foster Wallace è un quadro di sopraffina comicità, che fa ridere, ma, soprattutto, riflettere. Perché, in fin dei conti, anche quando si scherza, bisogna essere seri.
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