Il linguaggio simbolico di Maria Maddalena Martinengo
Il XVIII secolo si presenta come il 'crepuscolo dei mistici', un'epoca nella quale ciò che per gli autori spirituali apparteneva all'ordine dell'analogico e del metaforico si solidifica ormai nelle formule del tangibile, del verificabile. Tuttavia, restano alcuni bagliori in sussurrato dialogo con l'Invisibile, cellule di rarefatto pensiero che tentano di annotare i passaggi di quel Dio troppo vasto per il perimetro delle parole. Tra queste custodi dell'Indicibile vi è la mistica bresciana Maria Maddalena Martinengo, la quale attinge all'immaginario tecnico-scientifico per elaborare raffinate strategie simboliche atte a illustrare la vita dello spirito: vi sono alambicchi che esalano i vapori d'un Io fatto aria pura, contrappesi che scandiscono le leggi dell'exaltatio e dell'annihilatio, pennelli che irrorano di colore la tela dell'anima. Non manca nemmeno l'immaginario elementare di fuoco, di onde, di vento con cui l'autrice narra la propria esperienza del divino e le sue dinamiche trasformanti. È un pensiero visivo che sembra voler riaprire le fenditure del percettibile, nella contemplazione di ciò che non si può dire né di-mostrare se non avvolgendolo dentro le immagini.
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Anno edizione:2019
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